EQUITALIA IN SCIOPERO CONTRO UN DECRETO INGIUSTO

equitalia-sciopero002_4726Sedi vuote, e tutti a Roma. È stato così in tutto il Veneto per i lavoratori di Equitalia, scesi in sciopero contro il decreto del governo che “riforma il sistema di riscossione e che penalizza sia i lavoratori sia i contribuenti”, come spiegano Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Ugl Credito e Uilca Uil che hanno indetto la giornata di lotta culminata in una partecipatissima manifestazione a Roma in piazza Madonna del Loreto.

La giornata di mobilitazione, dicono i sindacati, costituisce “una tappa importantissima di un lungo percorso che accompagnerà non solo la realizzazione del testo di approvazione della legge di riforma della riscossione, ma tutta la fase di liquidazione e riorganizzazione del nuovo Ente pubblico economico”.

Da sottolineare che, per altro, la riforma di Equitalia prevede il passaggio del personale al nuovo ente purché superi una selezione preliminare. Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Ugl Credito e Uilca Uil si oppongono a questa misura, come hanno confermato il 2 novembre scorso durante l’audizione sul decreto legge collegato alla manovra finanziaria 2017 davanti alle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera. In quell’occasione hanno chiesto che “tale grave e discriminatoria previsione venga eliminata, e che nessun dipendente di Equitalia sia chiamato a dover superare alcuna prova per continuare serenamente nel suo rapporto di lavoro”.
Tutte le assunzioni, hanno sottolineato i sindacati, sono state fatte con “procedure di selezione previste dal contratto e dalle procedure deliberate dai vari Consigli di amministrazione”. Ecco, dunque, che “risulterebbe del tutto incomprensibile disconoscere selezioni comunque effettuate, anche se attraverso metodologie diverse da quelle che si potrebbero ipotizzare in futuro, e che il Governo ha già riconosciuto al momento del passaggio del personale dai precedenti concessionari a Riscossione spa, poi Equitalia”.
Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Ugl Credito e Uilca Uil rivendicano, quindi, “l’identità, la dignità, il rispetto di una categoria sulla quale è stato ingiustamente e strumentalmente scaricato il peso dell’impopolarità che l’attività fondamentale della riscossione suscita in un Paese che da anni è in attesa di una riforma fiscale strutturale che superi le attuali ingiustizie e iniquità del sistema”.

I sindacati chiedono poi “il recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni ferme ormai da sei anni” (oltre che il rinnovo del contratto scaduto già da quattro anni) e “il mantenimento dei lavoratori di Equitalia Giustizia nel perimetro dell’Ente pubblico economico denominato Agenzia delle entrate – Riscossione”.
I sindacati sottolineano anche la necessità di “una riforma del fondo di previdenza di settore sulla base dei criteri direttivi indicati dalla legge 335/1995 e l’utilizzo di tutti i mezzi e gli strumenti utili a scongiurare uno ‘scippo legalizzato’ dei contributi versati da e per i lavoratori, oltre che il ritorno di tali somme ai lavoratori che le hanno versate”. Rimarcano, inoltre, l’esigenza del “riconoscimento delle professionalità acquisite, che consenta ai colleghi di ogni ordine e grado di continuare a svolgere il proprio lavoro con serenità”.