Domani possono riaprire solo le aziende sicure

Prova del nove domani, alla riapertura delle attività dopo il protocollo nazionale e l” intesa regionale sulle misure di protezione dei lavoratori contro il Coronavirus. Messaggio chiarissimo della CGIL. O c’è la massima sicurezza o si sospendono le attività ricorrendo agli ammortizzatori per il tempo necessario a contrastare i rischi. Altre possibilità non ci sono, dice  segretario Christian Ferrari e la CGIL si opporrà anche con lo sciopero a chiunque pretendesse di far lavorare le maestranze in condizioni di pericolo. Di seguito la dichiarazione di Ferrari

“Domani possono riaprire solo le aziende in grado di mettere in massima sicurezza i lavoratori dal pericolo contagio. Chi pensa di poter mettere impunemente a rischio i propri dipendenti si sbaglia di grosso. Utilizzeremo tutti gli strumenti a disposizione per evitare abusi irresponsabili, se necessario anche lo sciopero”.

Leggi la dichiarazione di Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto

“È stato sottoscritto, dopo 18 ore di trattativa, un protocollo nazionale tra i sindacati, il Governo e le parti datoriali, che prevede misure inderogabili di sicurezza da rispettare nei luoghi di lavoro per poter proseguire la produzione.
È stato sottoscritto un accordo al tavolo della Regione Veneto, tra Cgil Cisl e Uil regionali e tutte le organizzazioni datoriali per rendere immediatamente operative su tutto il nostro tessuto produttivo le nuove stringenti misure. Con l’istituzione regionale che si è impegnata a vigilare.

I punti decisivi del protocollo nazionale e dell’accordo regionale sono tre:

  • il principio di base per cui le attività produttive possono proseguire solo in presenza delle condizioni di salute e sicurezza di tutti;
  • il confronto preventivo con le rappresentanze sindacali nel concordare con l’azienda le misure da applicare per non far correre rischi ai lavoratori;
  • l’impegno codificato di ricorrere agli ammortizzatori sociali per sospendere la produzione per il tempo necessario a mettere in sicurezza gli ambienti e il processo produttivo.

La regola cui ci siamo ispirati – e che è stata condivisa sia a livello istituzionale che datoriale – è molto semplice: “o si lavora in sicurezza o si ferma la produzione”. Questo è per noi irrinunciabile.
Non possiamo, in costanza della drammatica emergenza sanitaria in corso, accontentarci delle parole. Pretendiamo i fatti.

Domani, alla riapertura delle fabbriche, le alternative sono due:

  • vanno messi in totale sicurezza i lavoratori, in accordo con i loro rappresentanti;
  • dove ciò non è possibile, si sospendono le attività concordando con i sindacati il ricorso agli ammortizzatori sociali, per tutto il tempo necessario a fare gli interventi che servono.

Chi pensasse a una terza possibilità, cioè far finta di niente e proseguire anche nel caso in cui ci sia rischio di contagio per le persone, si sbaglierebbe di grosso.
Perché noi intendiamo utilizzare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, compreso lo sciopero, per fermare la produzione dove si rivelerà necessario”.