DIPENDENTI IN.CO. VITTIME DEL JOBS ACT E DEGLI SGRAVI PER I NUOVI ASSUNTI?

in-co_2Nel padovano 230 operaie tessili vedono chiudere la fabbrica fino a ieri “gioiello” del gruppo per sentirsi proporre di trasferirsi a 400 km di distanza. Nessuna può accettare e fra un mese saranno tutte licenziate.

L’azienda però intascherà cinque milioni di euro di sgravi contributivi con 200 nuove assunzioni a Novara dove porterà il lavoro: un ricambio decisamente remunerativo.

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Mentre continua il presidio della fabbrica, la vicenda delle 230 lavoratrici della In.Co. di Rubano, obbligate a spostarsi di centinaia di chilometri per continuare a lavorare, sta smuovendo politica, istituzioni, sensibilità sociali. Oggi, 2 aprile, incontrano il Sindaco, mentre in Parlamento è stata depositata un’interrogazione urgente al Ministro dello Sviluppo Economico dai senatori Pd Giorgio Santini e Gianpiero Dalla Zuanna. Nei prossimi giorni andranno in Regione e, dopo un’ assemblea generale convocata subito dopo Pasqua, passeranno alla riunione del coordinamento nazionale del gruppo Zegna (cui la società fa capo) per dare maggior forza alle proprie iniziative in difesa del lavoro nello stabilimento veneto.

L’ annuncio delle intenzioni aziendali di abbandonare Rubano nel giro di un mese per trasferire la produzione a Novara è stato dato a sorpresa alle organizzazioni sindacali il 27 marzo durante un incontro in cui si sarebbero dovuti – come ogni anno – definire i carichi e gli obiettivi produttivi dello stabilimento, specializzato nella produzione di capi spalla di alta gamma.

L’azienda è stata perentoria: da subito cassa integrazione ordinaria per 4 giorni la settimana su 5 fino al 9 maggio; poi via con le operazioni di sloggio fino alla chiusura definitiva. Alle lavoratrici è stato proposto il beffardo “salvagente” del trasferimento a Novara, Parma o Biella, come se fosse una cosa da niente per persone con famiglia e figli piccoli o genitori anziani fare le valigie e andare a vivere altrove.

Ne ricordiamo di storie in cui le imprese per liberarsi di qualche lavoratore “indesiderato” – spesso donne appena rientrate dalla maternità – imponevano il trasferimento obbligato (causa ristrutturazione) a distanze impossibili. In questo caso viene il sospetto che il gruppo, dopo aver potenziato Novara dove procederà con 200 assunzioni, intenda sostituire le operaie in forza a Rubano con nuovi assunti ed intascare il relativo corredo di sgravi contributivi per 8.060 euro a testa per 3 anni, oltre alle minori tutele del jobs act.

Lo denuncia il Segretario della Filctem di Padova, Luca Rainato, rispondendo alle dichiarazioni di Claudio Ronco, supply chain del gruppo Zegna, secondo il quale l’azienda non starebbe licenziando nessuno.

“Non è la prima volta – dice Rainato – che il settore tessile si trova ad affrontare cali di commesse. È già successo nel Gruppo Zegna come in altre realtà e abbiamo sempre contribuito a gestire queste situazioni attraverso l ‘utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione, come la flessibilità o gli ammortizzatori sociali.

La scelta di chiudere lo Stabilimento di Rubano non dipende da una situazione contingente, ma da una decisione presa a tavolino e da tempo, che ha comportato una riduzione degli investimenti sul nostro territorio a favore di Novara e Parma. Il timore è che si sia attesa l’ approvazione delle nuove norme sul lavoro per approfittare dei vantaggi che garantisce a chi licenzia i lavoratori in attività e assume altri lavoratori godendo degli sgravi e di un contratto con meno tutele.

Le dichiarazioni di Claudio Ronco, supply chain del Gruppo Zegna, sulla volontà di non licenziare i dipendenti di Rubano lasciano il tempo che trovano, visto che in pochissimi potranno permettersi un trasferimento di 400 chilometri con una paga di 1.100 euro al mese o poco più.

Sarà enorme lo sperpero di risorse umane in caso di chiusura dello stabilimento di Rubano, visto che, per ammissione della stessa proprietà, le sarte di Zegna sono paragonabili per professionalità agli operai e tecnici della Ferrari in quanto impiegate nella confezione di capi di gran lusso.

Come Filctem Cgil non ci arrendiamo di fronte a questo scenario e chiediamo l’ apertura di tavoli a livello nazionale, regionale e provinciale per scongiurare un danno così grave ai lavoratori, alle loro famiglie, a tutto il nostro territorio.

Il nostro timore è che si tratti di una scelta speculativa e non industriale che, grazie alle disposizioni del Governo che prevedono decontribuzioni per 8.060 euro all’ anno per ogni lavoratore per 3 anni, potrebbe far guadagnare all’azienda fino a 5 milioni di euro sulla pelle di 230 lavoratori e delle loro famiglie.

Ci opporremo con tutte le nostre forze e staremo al fianco dei lavoratori per tutelare i loro diritti. Chiediamo che le Istituzioni si facciano carico di una situazione che non può finire con 230 nuovi disoccupati della nostra Provincia”.