Dichiarazione di Federica Vedova (segreteria confederale Cgil Venezia) sul femminicidio di Cinzia Luison

Sono passati appena dieci giorni dal 25 novembre e dalle tante manifestazioni contro la violenza sulle donne e ci troviamo a fare di nuovo i conti con l’ennesimo femminicidio sul nostro territorio: la vittima è Cinzia Luison, brutalmente assassinata dal suo compagno. Cambiano i nomi delle vittime, l’età, la nazionalità, ma non la dinamica: la violenza perpetrata contro una moglie, una compagna, una mamma alla quale evidentemente non si riconoscono la libertà di scegliere, di vivere, perfino la libertà di esistere. E’ ancora troppo presto e non sappiamo nulla di quest’ultimo, terribile caso. Se Cinzia abbia cercato aiuto, se si sia confidata con qualcuno, se invece non se la sia sentita di far conoscere ad altri la sua situazione. Ciò che sappiamo per certo è che il muro che divideva la sua casa dal resto della società non è stato abbattuto, che tra i due ambiti – quello familiare e quello della comunità in cui viveva – non c’è stata comunicazione. I centri antiviolenza e le case sicure, che pure ci sono sul nostro territorio, non sono bastate. E’ forte in questi casi il senso di impotenza, anche per una Organizzazione come la Cgil che, a partire dai luoghi di lavoro, si batte per liberare le donne dal bisogno e dalla sopraffazione. Ma non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci, anzi vogliamo moltiplicare le nostre forze per raggiungere un obbiettivo ambizioso, ma irrinunciabile per una società che voglia definirsi civile: bandire la violenza di genere, fermare la strage. Da sole non possiamo farcela, con le tante realtà vive della terzo settore e con le Istituzioni possiamo e dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità, prima di tutto a livello educativo, per voltare definitivamente pagina”.

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