CONTRAFFAZIONE IN RIVIERA DEL BRENTA: ORA BASTA!

Stefano Facin, segretario generale della Filctem Cgil del Veneto chiede controlli preventivi sui consumi energetici, sui quantitativi delle materie prime e sulle composizioni societarie così da identificare a monte le anomalie.

Alle associazioni datoriali propone di costitursi parte civile nei processi penali assieme al sindacato.

Il fenomeno della contraffazione che emerge in particolare nella Riviera del Brenta va contrastato, oltre che con gli strumenti individuati negli accordi tra sindacato ed associazioni imprenditoriali, anche attraverso controlli preventivi atti a rilevare anomalie su cui poi sviluppare le indagini.

Il blitz della Guardia di Finanza che ieri (giovedì 19 marzo) ha portato al sequestro di due laboratori clandestini mette ancora una volta in evidenza come queste attività illecite vengano celate all’interno di abitazioni. “Perchè – propone Stefano Facin, segretario Generale della Filctem Cgil del Veneto – non verificare quanta energia si consuma nelle case? Già da solo questo indicatore segnalerebbe i punti dove i consumi sono così elevati da non poter essere giustificabili con il solo uso di tipo familiare.

Lo stesso si può fare sul consumo di materia prima e valutarne la congruità rispetto ai quantitativi prodotti.

Insomma – dice Facin – se il fenomeno è così vasto e radicato come sembra, vuol dire che dobbiamo fare ancora tanta strada e potenziare la nostra iniziativa per sconfiggere quella cultura basata sull’illegalità e non sul buon lavoro e sulla buona impresa che infesta molti settori del sistema moda.

Da tempo – ricorda – come Organizzazioni Sindacali siamo impegnati su questo fronte ed abbiamo trovato condivisione da parte delle Associazioni Imprenditoriali del Calzaturiero per attivare strumenti che possano concorrere a debellare questo fenomeno, quali gli accordi contro la concorrenza sleale, contro il lavoro irregolare, per la ricerca di una certificazione – del ciclo produttivo e commerciale – che, oltre a dare risposte al settore, forniscano anche un utile supporto alle forze dell’ordine.

Tutto ciò va certamente accelerato e concretizzato, ma penso anche che serva un ulteriore impegno di tutti (Imprenditori ed Istituzioni in primis) per creare una nuova cultura della legalità, intervenendo capillarmente sui controlli preventivi. Oltre che sui consumi energetici e di materiale, essi vanno condotti sulle licenze – abitative e non – ed agendo sulla normativa per portare a trasparenza le composizioni societarie ed evitare il fenomeno delle scatole cinesi.

In sintesi serve una vera banca dati che si intrecci con tutti i soggetti interessati.

Per ultimo penso che tutte le parti (sindacali ed imprenditoriali) debbano costituirsi parte civile nei procedimenti penali, per chiedere i danni causati da questi delinquenti e che le associazioni datoriali, appena resi noti i nominativi degli imprenditori coinvolti, debbano espellerli se loro iscritti”.