Le Case di Comunità, introdotte dal Decreto 23 maggio 2022 n° 77, attuano quanto stabilito dalla Missione 6 -Salute – componente 1 -“Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale“, del PNRR. La Legge è recepita dalla Regione Veneto con Dgr 721 del 22 giugno 2023. Le Case di Comunità dipendono dal Distretto che è articolazione funzionale e organizzativa dell’ULSS. Le Case di Comunità Hub devono essere di facile individuazione per i cittadini e devono rispondere a bisogni di assistenza sanitaria e sociosanitaria. Il bacino di utenza è di 40.000-50.000 abitanti. Per le Case di comunità Spoke decide la Regione sulla base delle caratteristiche demografiche del territorio.
Tiziana Basso, Segretaria regionale Cgil Veneto: “La domanda di assistenza territoriale in Veneto è in costante aumento a causa delle dinamiche demografiche presenti nella nostra regione, dove cresce la popolazione anziana (spesso sola, con cronicità e patologie) e quindi cresce il fabbisogno di servizi di prossimità, anche per evitare la pressione sui pronto soccorso e i ricoveri evitabili. Dall’altro lato in tutte le Aulss si evidenzia una carenza nella gestione territoriale e delle cure primarie. In questo quadro le Case della Comunità rappresenterebbero, se attuate, servizi complementari poiché sarebbero i nodi di accesso per una gestione integrata della cronicità. Tuttavia, in Veneto si è molto lontani dal veder pienamente operative queste strutture: la dotazione del personale rappresenta un fattore decisivo in relazione all’attivazione dei servizi. Se manca il personale le Case di comunità rischiano di essere scatole vuote”.
Aldo Marturano, segreteria regionale Cgil Veneto: “Ad oggi solo tre case su 99 sono attive e dotate di tutti i servizi, mentre ben 60 sono addirittura in ritardo con l’esecuzione dei lavori e molte altre, pur risultando pronte sulla carta non sono ancora dotate di personale. Ricordiamo che le Case di Comunità devono fornire assistenza di base e cure primarie tramite Medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, assistenza specialista ambulatoriale e diagnostica di base e per immagini e hanno bisogno di personale medico (con presenza 7 giorni su 7, h12 o h24) e infermieristico, di assistenti sociali, di Oss e di personale tecnico e amministrativo. Senza queste caratteristiche stabilite dal DM 77/2022 le case di Comunità non potranno mai rispondere al fabbisogno di cure territoriali”.
Ugo Agiollo, segreteria regionale Spi Cgil Veneto: “Come sindacato pensionati siamo molto preoccupati: i ritardi confermati dalla ricerca della Cgil Veneto rischiano di minare nel profondo la qualità del nostro sistema sanitario regionale. Ricordiamo che in Veneto gli ultra 65enni sono circa 1 milione e 230 mila (di cui 600.000 con una o più malattie croniche), un quarto dei residenti totali, e che gli ultraottantenni sono più di 390 mila. Contiamo in una decisa accelerazione nell’apertura delle Case di Comunità nella nostra regione anche se, visti i dati odierni, ne dubitiamo fortemente”.