“In questi ultimi anni il disagio psichico e mentale è cresciuto fortemente, con un’incidenza particolarmente significativa nella fascia più giovane della popolazione. Riteniamo quindi positivo che tutta la rappresentanza politica nel Consiglio regionale abbia compreso la necessità di intercettare e dare risposte adeguate ai bisogni di assistenza e cura, proponendo un intervento mirato attraverso la presentazione di proposte di legge.
Come Cgil Veneto riteniamo necessario dare una collocazione e un’articolazione precisa al nuovo servizio di psicologia di base territoriale, inserendolo organicamente nel distretto come unità operativa specifica nell’ambito dell’unità operativa complessa delle cure primarie, e con un accesso all’utenza diffuso almeno in tutte le Case della comunità. Serve un’articolazione organizzativa chiara e definita nelle responsabilità e modalità di gestione del servizio, anche per la necessaria sinergia e integrazione con le altre strutture preposte nel territorio nell’ambito della medicina di base e dei servizi sociali ed educativi. Come per qualsiasi altro ambito di intervento è poi fondamentale un dimensionamento adeguato degli organici e delle professionalità, che per noi deve essere necessariamente parte del Servizio sanitario nazionale. Infine, per quanto riguarda il finanziamento del progetto, riteniamo più adeguata la proposta di 3,5 milioni annui annuali per il triennio 2026-2028, ma chiediamo un approfondimento sull’articolazione e sulla eventuale redistribuzione nei vari capitoli di spesa, per evitare che vengano penalizzate altre importanti prestazioni in ambito socio-sanitario e per valutare l’eventuale necessità di ricorrere a risorse aggiuntive”.
Aldo Marturano, Segreteria regionale Cgil Veneto
Paolo Righetti, Cgil Veneto politiche della Sanità pubblica e privata