AUCHAN: PRIMA LA DISDETTA DELL’INTEGRATIVO, ORA GLI ESUBERI.

Così il colosso della distribuzione persegue un risparmio di 50 milioni di euro all’anno da scaricare tutto sui dipendenti. Immediata la reazione sindacale con la proclamazione di una giornata di sciopero per il 9 maggio.Con manifestazioni e presidi davanti ai siti commerciali, sabato 9 maggio i lavoratori di Auchan scenderanno in sciopero contro la disdetta dell’integrativo aziendale e la successiva presentazione di un piano di esuberi che taglia il 12,5% dei dipendenti.

Dei 1.426 licenziamenti annunciati (su un totale di 11.400 addetti), 140 riguardano il Veneto: 65 a Mestre, 38 a Vicenza, 38 a Padova.

Le procedure di mobilità sono già avviate mentre il gruppo ha dimostrato la più assoluta sordità circa le proposte di ricorrere ai contratti di solidarietà ed evitare situazioni drammatiche a lavoratori fino a poco prima spremuti come limoni per tutte le domeniche e le feste più o meno comandate.

Non solo, con un cinismo che lascia sconcertati per la disinvoltura con cui Auchan ha presentato le sue proposte, l’azienda taglia la quattordicesima, prospetta abbassamenti di livello e non accetta nessuna discussione con il sindacato per tagliare gli sprechi o ricercare altre soluzioni.

A questo punto la riunione del Coordinamento nazionale delle strutture e dei delegati Filcams, Fisascat, UILTuCS di Auchan ha deciso di rispondere con lo sciopero, proclamando una prima giornata di astensione dal lavoro da effettuarsi in tutta Italia per il 9 maggio, ed ulteriori 8 ore da gestire a livello locale.

“La situazione di crisi in sui versa l’azienda – sostiene il coordinamento – deriva in parte dalla generale situazione di crisi che attraversa il Paese, ma anche dalle politiche commerciali e di sviluppo azzardate, perseguite dall’azienda nell’ultimo decennio, che hanno sempre più contribuito pesantemente al peggioramento dell’andamento aziendale.

La disponibilità, da sempre manifestata dalle organizzazioni sindacali, ad affrontare con senso di responsabilità i problemi dell’impresa, deve però avvenire nel rispetto degli interessi e dei diritti dei lavoratori, non scaricando unicamente su di essi il peso di una ristrutturazione selvaggia che ha già portato alla cessione di due ipermercati e che vorrebbe ridurre in misura iniqua e squilibrata il costo del lavoro di circa 50 milioni di euro all’anno”.