Appalti pubblici: in Veneto, decine di migliaia di posti di lavoro garantiti dalla clausola sociale.

La mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil in difesa del lavoro e dei lavoratori, per evitare che il Parlamento la renda facoltativa.

Mestre-Venezia, 05 maggio 2022 – 17.481 procedure che movimentano 11,4 miliardi di euro, di cui 4,7 miliardi riguardano i lavori pubblici e 2,1 i servizi. Sono gli ultimi numeri resi disponibili dall’Osservatorio degli appalti della Regione del Veneto, pubblicati lo scorso luglio 2021 e riguardanti l’anno 2020, che bene danno l’idea dell’importante impatto degli appalti pubblici sull’economia e sull’occupazione del nostro territorio. Per questo i sindacati veneti Cgil, Cisl e Uil si sono mobilitati compatti, alla vigilia dell’arrivo all’esame della Camera dei Deputati del Disegno di legge delega di riforma, il cosiddetto “Codice degli appalti”.

La sola Azienda Zero in Veneto affida appalti per 1,772 miliardi di euro, con un’occupazione stimata in circa 5000 unità: 800 lavoratori sono impiegati nei Cup, 800 nella ristorazione, 2300 nella pulizia, 110 nelle lavanderie, 467 nella gestione degli impianti energetici, 479 nell’assistenza scolastica.

Guardando alle risorse in un’ottica provinciale, 542 milioni di euro sono investiti nella provincia di Belluno, 1,436 miliardi nella provincia di Padova, 244 milioni in quella di Rovigo, 682 milioni nel Trevigiano, 1,147 miliardi nel Veneziano, 1,348 miliardi nel Veronese, infine 1,020 miliardi nel Vicentino. I restanti interessano l’intera regione.

«Bastano questi numeri – dichiarano Silvana Fanelli di Cgil Veneto, Cinzia Bonan di Cisl Veneto, Brunero Zacchei di Uil Venetoper rendersi conto dell’importanza del tema e delle ragioni della mobilitazione dei sindacati confederali e, in particolare, delle categorie del commercio e dei servizi».

«Dopo il voto al Senato – proseguono – il Disegno di Legge delega di riforma in materia di contratti pubblici è stato incardinato nei lavori della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera dei Deputati. Pur avendo rilevato degli elementi positivi in tale disegno di legge, la nostra attenzione in questo momento si concentra sulla necessità di una modifica sostanziale del testo per quanto riguarda la clausola sociale, che rischia di diventare facoltativa. È la clausola, fino ad oggi obbligatoria, che prescrive all’impresa subentrante in un appalto la riassunzione di tutti i dipendenti dell’azienda che lo ha gestito in precedenza. Noi chiediamo che nei bandi di gara sia eliminato qualsiasi riferimento alla facoltatività di tale clausola, per evitare rischiosi passi indietro in termini di tutela di lavoratori e lavoratrici».

«Abbiamo scritto al presidente Zaia e agli assessori Lanzarin, De Berti e Donazzan – sottolineano ancora –, avendo condiviso con la Giunta veneta la necessità del mantenimento della clausola sociale già in occasione della sottoscrizione del Protocollo regionale sugli appalti pubblici. In particolare negli appalti di servizi e in quelli ad alta intensità di manodopera, per evitare dumping sociale e contrattuale, tutelare i posti di lavoro sul territorio e garantire servizi di qualità ai cittadini e alle loro famiglie».

La richiesta alla Regione è dunque di intervenire e operare, per quanto possibile, affinché nella nuova legge delega sia confermata l’obbligatorietà della clausola sociale negli appalti su indicati: appalti che riguardano in modo particolare comparti di servizi essenziali come ospedali, strutture sociosanitarie, uffici pubblici, scuole, ecc., sulla base di quanto previsto dall’attuale art. 50 del Codice dei Contratti pubblici.

«Se ciò non avvenisse – concludono i tre sindacalisti – rischieremmo, ad ogni cambio di appalto, la riduzione delle tutele normative, la perdita di occupazione e di reddito per lavoratrici e lavoratori di settori di pubblica utilità per l’intera collettività».

Clicca qui per scaricare il comunicato stampa.

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