Per la Cgil Veneto l’esultanza dimostrata da Stefani e dai consiglieri di maggioranza per il voto favorevole all’Autonomia differenziata è fuori luogo perché avviene in una fase segnata da difficoltà economiche e sociali, da una diminuzione continua delle assunzioni a tempo indeterminato, da un processo di deindustrializzazione che mette in crisi il manifatturiero veneto, dall’emergenza salariale e da un’inflazione galoppante che erode senza tregua i redditi delle famiglie venete.
Tiziana Basso, Segretaria generale Cgil Veneto: “Negli ultimi dieci anni la nostra Regione è arretrata sul piano industriale, dei diritti del lavoro, della qualità del welfare pubblico e universalistico, eppure l’attenzione della Regione è completamente assorbita dall’Autonomia differenziata: nessuna iniziativa significativa è stata assunta né dalla Giunta regionale attuale, né da quella precedente per fermare e invertire il declino in corso. Non è questa la risposta di cui il Veneto ha bisogno, non è aumentando i divari tra i territori, mettendo in discussione il principio costituzionale di uguaglianza nell’accesso ai diritti fondamentali, che si migliorano le condizioni materiali di vita e di lavoro delle cittadine e dei cittadini veneti.
La nostra Regione ha bisogno di investimenti nella sanità pubblica, di una scuola più forte e inclusiva, di politiche industriali per accompagnare la transizione ecologica e digitale, di infrastrutture materiali e sociali, di un piano straordinario per il lavoro stabile, la sicurezza e i salari.
L’Autonomia differenziata “in sedicesimi”, su cui è impegnato il Parlamento, non affronta nessuna di queste emergenze, anzi rischia di aggravarle. A partire dalla sanità, aumentando ulteriormente il pendoralismo dei cittadini del Sud i quali, stremati dall’assenza di assistenza nelle loro realtà, sarebbero costretti a venire a curarsi ancor più numerosi nei nostri ospedali. Stesso discorso vale per la protezione civile: che senso ha chiedere nuove forme di autonomia in materia, prima di intervenire seriamente sul consumo di suolo, su cui il Veneto è tra i peggiori territori d’Italia e d’Europa, e quindi più soggetto a disastri ambientali che, a causa del cambiamento climatico, si ripetono a ciclo continuo.
Questa vera e propria controriforma non ha nulla a che fare con il federalismo che da sempre come Cgil sosteniamo: un federalismo solidale e cooperativo, che valorizzi i territori e le loro specificità e che decentri funzioni amministrative a partire dai Comuni e dai territori”.