Giovedì 13 novembre presso il Centro Congressi di Villa Ottoboni a Padova, la CGIL Veneto ha presentato ai candidati alle elezioni regionali le proposte “Per costruire un Veneto che promuove lavoro di qualità, sviluppo sostenibile e inclusione, un Veneto a misura di cittadine e cittadini”. Un progetto che sia in grado di generare un lavoro di qualità che contrasti le diseguaglianze, che intervenga sull’emergenza demografica, che contribuisca a contrastare le diseguaglianze crescenti e accompagni la nostra Regione verso il futuro.
Come è noto, siamo dentro profondi processi di transizione tecnologica, energetica e ambientale e di riconfigurazione delle catene del valore e dei mercati, che investono tutti i processi di produzione di beni e servizi e che evidenziano criticità e rischi per la tenuta occupazionale e per la competitività della nostra Regione. A questo si aggiungono, soprattutto in relazione alle caratteristiche del tessuto economico, la scarsa capitalizzazione e capacità di investimento delle aziende, la difficoltà nel ricambio generazionale, la vocazione produttiva prevalentemente orientata al ruolo di fornitura e subfornitura di componenti verso grandi produttori collocati all’estero. L’economia regionale è inoltre esposta a scelte industriali di delocalizzazione da parte di aziende site in Veneto ma di proprietà di multinazionali o fondi esteri. La guerra commerciale e i dazi imposti dall’amministrazione Trump aumentano l’incertezza della fase.
La nostra Regione, e chi si candida a guidarla, deve misurarsi con tutto questo e con gli aspetti strutturali del nostro sistema economico che rischiano di essere un forte limite per il futuro. Ci riferiamo, per citarne alcuni, al basso livello di investimento in ricerca e sviluppo, al calo demografico che impatta negativamente sul mercato del lavoro, all’aumentare di fattori di diseguaglianza sociale e economica, ai bassi livelli di utilizzo nel mercato del lavoro di laureati e altri soggetti altamente. Tutto ciò richiede un’adeguata politica economica e industriale. Tuttavia, non pensiamo ad una visione che sia solamente economica, ma che sia in primo luogo subordinata ai bisogni e alle esigenze delle persone, delle cittadine e cittadini. Ambiti come quello del welfare, ampiamente inteso, della salute, dell’istruzione, così come dei servizi ai cittadini, dai trasporti agli altri servizi pubblici, agli interventi di carattere sociale, sono strategici per garantire uguaglianza, qualità della vita e inclusione, cittadinanza. Molto spesso si considera tutto questo come già acquisito e consolidato, e che basti intervenire solo per garantire un contesto adeguato all’impresa e ai soggetti economici. Ma questo concetto di sostenibilità al contrario, che mette al primo posto le esigenze del mondo economico, sta costruendo, anche nella nostra regione, scenari di impoverimento, marginalità in crescita, precarietà, disagio sociale e abitativo, difficoltà di accesso al sistema sanitario. Scenari che vanno contrastati senza indugi, come non è più rinviabile nemmeno un’inversione di tendenza netta sul piano ambientale, in una regione in cui troppi indicatori parlano di un Veneto inquinato, non sicuro e territorialmente fragile. E allo stesso modo va affrontato urgentemente, con consapevolezza e lungimiranza, il problema demografico, uscendo dalla pura retorica populista e dalla chiusura localistica su temi come le migrazioni e la denatalità.
Noi pensiamo a un Veneto finalmente a misura di cittadine e cittadini e del lavoro.