Caaf Cgil Nordest: reddito medio a 19.416 euro lordi annui in regione: in 700 lavoratori e pensionati veneti a Bologna per chiedere risposte alla politica

257.000 dichiarazioni dei redditi elaborate dal Caaf Nordest: reddito medio in regione 19.416 euro lordi annui. Che impatto avrà l’inflazione su queste famiglie?

Mercoledì 14 settembre, in 700 dal Veneto a Bologna, all’assemblea nazionale delle delegate e dei delegati della Cgil “ASCOLTATE IL LAVORO”

La campagna fiscale si avvicina alla sua conclusione, il termine ultimo per presentare il 730 è il prossimo 30 settembre. Fino ad oggi, il Caaf Cgil Nordest ha elaborato 257.000 dichiarazioni di lavoratori e pensionati veneti. I numeri dimostrano il dramma sociale cui andremo incontro nelle prossime settimane. Il reddito medio, senza distinguere tra chi è ancora in attività e chi in pensione, è di 19.416 euro lordi. Ancora una volta sono le donne le più penalizzare, con 14.576 euro lordi all’anno (quasi il 40% in meno degli uomini, che invece raggiungono i 24.257 euro). Questi cittadini, che vivono in una delle regioni più industrializzate del Paese, devono cavarsela con poco più di 1000 euro netti al mese. E c’è chi sta anche molto sotto questa cifra.

Va poi considerato che il Veneto è tra le regioni italiane che registrano il più alto livello di inflazione, ben sopra l’8%, con punte che si avvicinano o superano il 9% in alcune città capoluogo.

Proviamo a immaginare – dichiara Tiziana Basso, segretaria generale Cgil Veneto – in che misura possono incidere su queste famiglie aumenti delle bollette e dei beni alimentari che, sommati, raggiungeranno nell’arco del 2022 anche i 2.000 euro, quasi due mesi di stipendio o di pensione. Senza considerare i lavoratori poveri, chi un’occupazione neanche la trova, chi potrebbe perderla, chi finirà in cassa integrazione con una decurtazione del reddito che lo metterebbe in enorme difficoltà. Anche per questo 700 lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati partiranno domani, mercoledì 14 settembre, per partecipare all’assemblea nazionale delle nostre delegate e delegati che ha per titolo “ASCOLTATE IL LAVORO”. E non è un caso se abbiamo scelto di svolgere questa iniziativa nel pieno della campagna elettorale, a dieci giorni dal voto. Abbiamo la netta sensazione che i partiti politici non si rendano conto fino in fondo di quale sia la condizione materiale di chi vive di salario e di pensione. Peggio, qualcuno si è rassegnato all’idea (o addirittura la persegue) di un massiccio impoverimento delle fasce popolari. Non comprendendo come questo determini una caduta della domanda interna con effetti molto pesanti sull’intero tessuto produttivo, già alle prese con costi dell’energia insostenibili. Se così non fosse, sentiremmo molto più parlare di giustizia fiscale, di uno stop alla precarietà del lavoro, di rinnovo dei contratti collettivi, di una politica industriale che si ponga l’obbiettivo di creare occupazione di qualità e ben retribuita, innanzitutto per i giovani e le donne, di rafforzamento dello stato sociale per metterlo in grado di curare le ferite del nostro tempo, di conversione ecologica del sistema produttivo. E, invece, è tornata di moda la Flat Tax, che distruggerebbe il welfare, comportando un inevitabile taglio dei fondi alla sanità e alla scuola pubblica; di reintroduzione dei voucher, il contrario di ciò che serve: lavoro stabile e sicuro; di politiche di austerità che sembrano prevalere negli orientamenti dell’Unione europea, chiudendo in una parentesi la solidarietà con cui l’Europa ha reagito all’arrivo della pandemia; di abolizione delle misure contro la povertà.

La nostra proposta, invece, è quella di affrontare e risolvere la questione sociale, sempre più grave, e di proteggere la nostra capacità produttiva, come siamo riusciti a fare durante la fase più dura dell’emergenza sanitaria. Sono queste le richieste che avanzeranno anche i lavoratori e i pensionati veneti, da piazza Lucio Dalla a Bologna. La speranza è che non rimangano inascoltati. Se accadesse, si amplificherebbe ulteriormente il fenomeno dell’astensione, che alla lunga mette in discussione la stessa tenuta democratica dell’Italia”.   

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