“Quattro gravi infortuni sul lavoro in poche ore tra le province di Treviso, Venezia e Vicenza riportano ancora una volta al centro una realtà inaccettabile: la sicurezza continua a essere considerata un costo da tagliare anziché un investimento indispensabile e viene sacrificata in nome della fretta, del subappalto incontrollato e della riduzione dei costi. A pagare il prezzo di questa scelta sono le lavoratrici e i lavoratori, talvolta con la vita, altre volte con conseguenze permanenti che segnano per sempre la loro esistenza. E le conseguenze ricadono anche sulla collettività, che si trova a sostenere i costi sociali, sanitari ed economici degli infortuni.
Colpisce che le dinamiche di questi incidenti siano sempre le stesse e tra le più frequenti: cadute dall’alto e ribaltamenti di mezzi. Modalità ben conosciute, sulle quali si sta discutendo anche con la Regione Veneto a cui chiediamo di accelerare l’iter per mettere in campo procedure e misure di prevenzione. Proprio per questo sono incidenti che, nella maggior parte dei casi, potrebbero e dovrebbero essere evitati. È inaccettabile che nel 2026 si continui a morire e a rimanere gravemente feriti esattamente come trent’anni fa.
I numeri tragici del Veneto, purtroppo in crescita continua (oltre 1000 denunce di infortunio in più tra gennaio e luglio 2025 e lo stesso periodo del 2026), esigono con urgenza un rafforzamento immediato degli organi di vigilanza, più ispettori e maggiori controlli in tutto il Veneto, insieme a un’azione concreta per contrastare le irregolarità negli appalti e nei subappalti. Come Cgil Veneto continueremo a pretendere che la salute e la sicurezza delle persone vengano prima di ogni logica di profitto, perché nessun lavoro può valere una vita umana.”
Silvana Fanelli, Segreteria regionale Cgil Veneto