Progetto Shubh in Veneto

Quattro Camere del Lavoro del Veneto (Padova, Treviso, Venezia e Rovigo) hanno presentato nel mese di dicembre, in altrettante videoconferenze, il progetto Shubh. Un progetto di integrazione per cittadini titolari di protezione internazionale, che si pone l’obbiettivo di attivare una rete di servizi per favorire e rafforzare la loro autonomia economica e sociale.  In Italia il progetto è attivo in 7 regioni e in 21 territori provinciali.  Nello specifico Shubh, finanziato dal Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (Fami) e che vede la partnership di Prefetture e Comuni, capofila il Patronato Inca Cgil in collaborazione con AUSER, SUNIA e diverse associazioni del Terzo Settore, attraverso azioni mirate si pone l’obiettivo di favorire l’integrazione sui temi del lavoro, della casa e dell’istruzione. “Dopo le disposizioni normative che hanno tagliato le attività interculturali, stiamo cercando di riattivare una rete capace di operare nell’interesse dei rifugiati internazionali e della crescita civile della nostra società”, spiegano i sindacalisti che seguono il progetto.  “Vogliamo offrire gli strumenti – aggiungono – per garantire il diritto a esistere e vivere da Esseri Umani. Non si tratta di assistenzialismo buonista, ma di rendere autonome persone che nel nostro Paese hanno lo status di rifugiati e che rispondono a dei precisi requisiti”.

“Con il supporto della Rete dei Servizi sul territorio – conclude il Patronato Inca della Cgil – si intende favorire l’inserimento nella realtà socio-economico-culturale italiana di chi fugge da situazioni di conflitto, discriminazione, violenza e sopraffazione. Il percorso, pertanto, prevede una serie di azioni molto articolate che possono essere ricomprese in tre grandi aree: l’introduzione al mondo del lavoro, attraverso la formazione; l’housing e il cohousing, tutto ciò che riguarda la casa; l’integrazione socio-culturale. E, per i minori, l’inserimento scolastico. Ma, per essere chiari, il progetto non prevede, per esempio, di trovare casa o lavoro ai soggetti che verranno seguiti, bensì fornirà loro gli strumenti per riuscire autonomamente a trovare casa o lavoro. Con questo proposito sono stati creati gli “integra Point”, gli uffici qualificati a rispondere ai bisogni specifici dei titolari di protezione internazionale usciti o in uscita dai circuiti di accoglienza, e alla rilevazione delle competenze”.