PERCHÉ LA CARTA DEI DIRITTI

Di Elena Di Gregorio, Segretaria Generale della Cgil del Veneto

Elena Di Gregorio segretario regionale CGIL Veneto
Elena Di Gregorio Segretario Generale CGIL Veneto

Dal 9 Aprile la Cgil lancia la più importante raccolta di firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per ricostruire un nuovo diritto del lavoro oggi destrutturato a seguito delle leggi varate dai diversi Governi che hanno cancellato diritti e dignità nel lavoro favorendo una precarizzazione non solo del lavoro ma della vita delle persone a partire dalle nuove generazioni.

In una visione moderna che fa i conti con le trasformazioni intervenute nel mondo del lavoro, la Cgil punta ad una legge in grado di assicurare diritti e garanzie in tutti i lavori.
Proponiamo contro la mercificazione del lavoro un nuovo corredo di diritti in grado di ridare valore sociale e dignità al lavoro e alle persone che lavorano.
In questa direzione la cancellazione dei voucher, il diritto alla reintegra al lavoro in caso di licenziamento immotivato e il superamento di appalti deregolamentati sono le priorità di un disegno di legge che guardando all’universo dei lavoratori garantisca ad ogni persona il diritto ad un lavoro dignitoso, prestazioni sociali e previdenziali che assicurino una vita decorosa.
Sono questi in sintesi gli obiettivi della raccolta di firme che la Cgil avvierà sabato 9 aprile “per una carta dei diritti universali del lavoro” rafforzata dai tre quesiti referendari (su voucher, licenziamenti, appalti).

La campagna, che durerà fino all’estate, ha l’ambizione di mobilitare il mondo del lavoro, della cultura, gli intellettuali e la società più complessivamente perché il lavoro è il cemento della democrazia di un Paese e della libertà delle persone.
La elaborazione della proposta di legge è il frutto di un vastissimo confronto che si è sviluppato nelle assemblee di fabbriche, negozi, uffici e nei territori e che in soli due mesi ha coinvolto un milione e mezzo di persone.

Nel Veneto sono state effettuate 2.712 assemblee cui hanno partecipato 77.673 lavoratori e cittadini, dei quali circa 14.000 non iscritti alla Cgil, fortemente convinti della necessità di far entrare a pieno titolo nell’agenda politica del paese i diritti del lavoro contro i guasti prodotti dalla frammentazione, dalla destrutturazione ma anche da norme (jobs act e non solo) che hanno fortemente prodotto una svalorizzazione del lavoro.
La proposta di legge è una sorta di nuovo Statuto dei Lavoratori che assume in primo luogo un principio di uguaglianza indipendentemente dalla tipologia del rapporto di lavoro, dal settore o dalle dimensioni delle imprese. Vogliamo garantire diritti non solo ai lavoratori dipendenti ma anche a tutta la galassia dei lavoratori parasubordinati, veri o finti autonomi, professionisti e atipici, flessibili, precari, discontinui cui vanno riconosciute tutele universali, quali il compenso equo e proporzionato, la libertà di espressione, il diritto alla sicurezza, quello al riposo, le pari opportunità, la formazione permanente.

La nostra proposta va oltre singole questioni contingenti per abbracciare un orizzonte di grande respiro, non guarda al passato ma al futuro partendo dai forti cambiamenti intervenuti nel corso degli ultimi decenni in Italia, come in Europa dove le politiche neoliberiste, oltre ad aver approfondito la crisi, hanno prodotto una marginalizzazione del lavoro senza precedenti e creato un esercito di figure precarie. Politiche che hanno messo al centro i soli interessi delle Imprese e cancellato i diritti dei lavoratori.
Il rovesciamento di questo rapporto, riportando in campo i diritti dei lavoratori e delle persone è la sfida che la Cgil propone alla società, alle sue rappresentanze ed al mondo politico.