PEDEMONTANA: UN’EMERGENZA IMPUTABILE A CATTIVA GESTIONE

La Cgil del Veneto interviene sulla vicenda della Pedemontana per far fronte alla cui ultimazione il Presidente della Regione, Luca Zaia, ha annunciato l’introduzione di un’addizionale Irpef sulle spalle dei cittadini veneti.
In una nota la Cgil ripercorre la vicenda dell’opera viaria e solleva dubbi circa l’architettura della soluzione proposta in tema di finanziamenti: al privato – dice – entrate garantite, mentre il rischio ricade sulle risorse pubbliche. E se gravi sono le responsabilità del passato, per il futuro occorrono adeguate garanzie.
Ora, dice la Cgil, l’addizionale Irpef viene ripristinata per far fronte a un’emergenza imputabile a cattiva gestione. Ma l’introduzione di questa tassa deve invece consentire di dare risposte alla popolazione che ha visto ridursi le prestazioni socio-sanitarie.

Questa il testo del comunicato della Cgil veneta:
“Il Governatore Zaia ha annunciato l’intenzione di reintrodurre l’addizionale Irpef regionale per consentire la ripresa dei lavori della Pedemontana.
Prima di entrare nel merito della proposta è necessario ripercorrere quanto fatto in questi anni attorno ad un progetto ritenuto strategico per il sistema produttivo veneto, altrimenti si rischia di non comprendere come si è arrivati a questa emergenza.
Si è scelto di finanziare l’opera con la finanza di progetto. Strumento questo che ha già dimostrato ampiamente tutti i limiti con le precedenti esperienze (una per tutte l’ospedale all’Angelo di Mestre). Com’è ormai evidente, attraverso la finanza di progetto i privati hanno gli utili garantiti senza assumere nessun rischio di impresa che è scaricato totalmente sulle casse pubbliche.

All’epoca della decisione di costruire la Pedemontana come Cgil avevamo espresso perplessità circa l’opera che sembra eccessiva rispetto ai reali bisogni del sistema produttivo locale e fortemente impattante per il territorio. Avevamo inoltre evidenziato come l’intero progetto fosse fragile dal punto di vista finanziario anche in relazione alle previsioni relative ai flussi di traffico.
Com’era inevitabile i nodi sono venuti al pettine e i dubbi sulla sostenibilità del progetto sollevati da cassa depositi e prestiti hanno prodotto la situazione di stallo che tutti conosciamo: un’opera lasciata a metà, lavoratori che hanno perso l’occupazione, territorio letteralmente sventrato, rischio contenzioso giudiziario e sistema produttivo senza risposta.
Indispensabile quindi oggi individuare soluzioni per risolvere la grave situazione che si è creata, senza però sottacere le responsabilità politiche e gestionali della Regione per il passato e la necessità che vengano date adeguate garanzie per il futuro dal punto di vista della sostenibilità complessiva.

In merito alla soluzione proposta restano dei dubbi  rispetto all’architettura del finanziamento dell’opera. La Sis avrà garantito un significativo “canone di disponibilità” che è certo a fronte invece di ricavi per la regione dipendenti dai pedaggi legati a flussi di traffico fortemente variabili e incerti. Ancora una volta quindi il privato ha garantite entrate certe ed il rischio ricade tutto sulle risorse pubbliche.
Quindi i cittadini sono chiamati a pagare una nuova tassa. L’addizionale Irpef viene  ripristinata per far fronte ad una emergenza imputabile alla cattiva gestione di questa grande opera.
Se questa dovesse essere la scelta definitiva è comprensibile la reazione dei cittadini che si sentono “becchi e bastonati” .

Riteniamo invece che l’introduzione dell’addizionale Irpef – che deve avere caratteristiche fortemente progressive in base al reddito complessivo, salvaguardando le fasce più deboli – possa e debba consentire di dare risposta ai bisogni sociali di una popolazione sempre più impoverita e che ha visto in questi anni una riduzione delle prestazioni socio-sanitarie e assistenziali.
Vorremmo dire infine che la tanto sbandierata Autonomia del Veneto deve essere praticata con maggiore responsabilità dell’uso delle risorse pubbliche e dei veneti!”