MORTI E INFORTUNI SUL LAVORO AUMENTANO DOVE CALANO LE TUTELE

Un convegno della Cgil di Rovigo analizza il fenomeno delle morti bianche. 172 i decessi in Veneto dal 2012. E’ stato un confronto riuscito e approfondito quello promosso dalla Cgil polesana all’ auditorium del liceo scientifico di Rovigo, sul nesso tra morti bianche e crisi economica.

Dati alla mano, più il lavoro è destrutturato, più crescono gli incidenti in numero e gravità. Tra il 2012 e il 2014 in Polesine si sono registrati 13 decessi sul lavoro, cui se ne sommano altri 4 in questo primo scorcio di 2015. Un dato, quest’ultimo, particolarmente impressionante se si considera che dall’inizio dell’anno i morti in Veneto sono stati complessivamente 12.

Questi si vanno ad aggiungere ai 156 distribuiti nello scorso triennio tra le sette province della regione.

Numeri che rimangono alti, dunque, soprattutto se si considera che la crisi ha ridotto il numero degli occupati nello stesso periodo.

20150410 PlateaL’ordine di grandezza del fenomeno in Polesine è stato proposto al tavolo, coordinato dal segretario generale Fulvio Dal Zio e introdotto da Federica Franceschi, dal funzionario del ministero del Lavoro Vittorio Fusaro, dalla responsabile Spisal Valeria Martin, dal direttore provinciale Inail Antonio Salvati.

“A partire da questi elementi – ha osservato Franceschi – bisogna accompagnare processi che contrastino la destrutturazione dei contratti di lavoro e l’abuso di forme di collaborazione o di rapporti solo nominalmente autonomi”.

Un contributo è arrivato dal prefetto Francesco Provolo che ha confermato la propria fattiva attenzione al mondo del lavoro, con la promozione di interventi votati alla massima operatività. “Le misure di politica attiva per l’incremento dello sviluppo e dell’occupazione – ha spiegato – devono sempre accompagnarsi all’adozione di adeguati strumenti per il contrasto del lavoro illegale e all’attenzione per la sicurezza”.

I comparti più esposti all’incidentalità, sono l’agricoltura e l’edilizia che in Veneto registrano circa la metà degli eventi. Nel primario, i sinistri si verificano soprattutto per schiacciamento nell’uso di macchine operatrici. Nei cantieri edili, invece, la maggior fonte di pericolo deriva dalla caduta dall’alto, magari da impalcature non sufficientemente protette. E, anche se può sembrare paradossale, a farsi male sono spesso i lavoratori più esperti, cui l’età spesso rallenta i riflessi e riduce la concentrazione.

“La sicurezza – rileva Martin – diminuisce quando sono coinvolte più aziende, perché diviene più difficoltosa l’informazione tra i diversi livelli”. Dato confermato anche da Fusaro che ha rilevato quanto “gli incidenti spesso coinvolgano lavoratori autonomi o dipendenti di piccole aziende, dove vi sono meno risorse per la formazione alla sicurezza. Importante è trovare strumenti di supporto in questo senso”.

Elementi che, secondo la Cgil polesana, devono essere incardinati in una proposta complessiva di programmazione che, a partire dal tema delle infrastrutture, prospetti un diverso modello economico, partendo dalle necessità oggettive delle popolazioni. “Non servono opere come la Nogara Mare – cita come esempio Dal Zio – semmai cruciale è la manutenzione della Transpolesana, cruciale nel sistema di viabilità e circolazione del territorio, ma non solo”.

Sfide su cui è parso pronto Gian Michele Gambato, presidente di Unindustria Rovigo che ha posto l’accento soprattutto sull’innovazione tecnologica come chiave per un’infrastrutturazione anche immateriale e per maggiori investimenti in sicurezza.

Anche il direttore provinciale Cna, Alessandro Monini, ha sottolineato la necessità di rafforzare gli strumenti di programmazione condivisa, anche per porre a valore le professionalità di cui il territorio dispone, spesso portate a realizzarsi altrove.

Secondo Paolo Franceschetti, direttore provinciale Cia, vi è la necessità di incentivare l’accesso dei giovani in agricoltura, un ambito in cui i lavoratori sono sempre più vecchi e, anche per questo, più esposti a infortuni.

Il dirigente Legacoop Nicola Comunello, infine, ha lanciato una piccola provocazione alla Cgil, invitando a valutare gli elementi positivi contenuti nel Jobs Act, provvedimento su cui il sindacato è fortemente critico.

Tra il pubblico anche i senatori Bartolomeo Amidei e Giovanni Endrizzi, oltre all’assessore regionale Isi Coppola. Hanno manifestato, pur assenti, la propria condivisione il deputato Diego Crivellari e il consigliere regionale Graziano Azzalin.

Le conclusioni sono state affidate a Fabrizio Solari, segretario nazionale confederale della Cgil, con delega alla sicurezza sul lavoro. “Va contrastato il modello economico basato sulla compressione di costi e diritti – ha sottolineato con forza – abbiamo già una serie di strumenti di legge che, applicati appieno, garantirebbero una controtendenza forte rispetto a questa deriva negativa”.