CGIL VENETO
Confederazione Generale Italiana del lavoro Veneto

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Migliaia di famiglie venete non riceveranno più il sostegno per pagare la locazione, esplodono gli affitti brevi, l’edilizia residenziale pubblica è ferma, studenti e lavoratori sono lasciati soli di fronte all’emergenza abitativa

Emilio Viafora, segretario Sunia Cgil Veneto: “La Regione si attivi con il Governo per ripristinare il fondo e per sostenere le politiche abitative dei comuni”

“I comuni del Veneto hanno ricevuto, attraverso una circolare interna della Regione, la comunicazione della cancellazione, decisa dal Governo, del fondo per il sostegno agli affitti.

A pagarne le conseguenze saranno migliaia di famiglie, private di un aiuto economico che gli consentiva di pagare la locazione della casa in cui abitano.

Stessa sorte per i fondi per la morosità incolpevole.

Va considerato che le risorse a disposizione erano già insufficienti, visto che molti – pur avendone diritto – ne rimanevano esclusi. Aver completamente azzerato questo fondamentale aiuto per nuclei familiari che già faticano ad arrivare a fine mese è ingiustificabile, perché lascia sole le persone di fronte a una crisi sociale sempre più acuta.

L’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto di chi vive di salario o di pensione; il mercato delle locazioni è compromesso dai cosiddetti affitti brevi, che riducono il numero di abitazioni disponibili non solo per gli studenti, che hanno ripreso la protesta con la ripartenza di esami e lezioni, ma anche per lavoratrici e lavoratori che provengono da fuori regione; il patrimonio abitativo pubblico non viene implementato né adeguatamente manutenuto.

La Giunta regionale, in un simile contesto, non può limitarsi a trasmettere agli Enti locali la decisione dell’Esecutivo, ma deve quanto meno attivarsi, insieme all’Anci, per un ripensamento di Palazzo Chigi.

E neanche questo basta, è il caso che verifichi anche la possibilità di rimediare almeno parzialmente alle scelte irresponsabili del Governo, stanziando fondi che diano una prima risposta a chi ne ha più bisogno. 

Questo per quanto riguarda l’emergenza, ma le politiche pubbliche in questo ambito devono essere molto più ampie, a partire dall’attribuzione ai Comuni del potere di regolamentare, come sta avvenendo in molte grandi città europee, gli affitti brevi, in modo da calmierare i costi per chi non può permettersi una casa di proprietà. Se ciò non accadrà, sarà difficile attrarre lavoratori non residenti per soddisfare le necessità di manodopera delle imprese e inutile lamentarsi del mismatch tra domanda e offerta di lavoro.

Pensare che il mercato immobiliare sia in grado di autoregolarsi è una ingenua illusione, quanto accaduto e quanto sta accadendo dimostra il contrario”.

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