MENSE OSPEDALIERE: “ADESSO SI GARANTISCANO I LAVORATORI”

Questa la dichiarazione di Christian Ferrari, segretario generale della Cgil del Veneto dopo che il Consiglio di Stato ha accolto in maniera estesa il ricorso della Dussmann Service Srl relativo alla gara dei servizi di ristorazione delle Aziende Sanitarie Pubbliche della Regione Veneto.

“La CGIL Veneto, sin dalla prima lettura del bando per l’assegnazione del servizio di ristorazione ospedaliera e delle strutture di ricovero socio sanitario, aveva sollevato le sue perplessità ed espresso contrarietà su diversi aspetti. Lo aveva fatto sia pubblicamente, sia in incontri ufficiali con la Regione Veneto. Nessuna delle nostre posizioni è stata purtroppo ascoltata.
Ora la sentenza del Consiglio di Stato censura pesantemente l’operato dell’Amministrazione Regionale, costringendola a indire un nuovo procedimento di gara.

I rilievi riguardano il mancato rispetto dei principi di libera concorrenza, imparzialità e par condicio, evidenziando la conseguente formazione di un mercato chiuso, interamente nelle mani di un unico competitore che si è aggiudicato un servizio dal valore economico di €.303.510.618,83 (iva esclusa).
Le disposizioni del Codice degli Appalti tutelano invece la concorrenza, con l’obbiettivo di consentire anche a piccole e medie imprese del settore di poter partecipare all’erogazione di questo genere di servizi.
In definitiva il Consiglio di Stato ribadisce che si è voluto favorire la creazione di una “posizione dominante” in contrasto con le regole del libero mercato, favorendo “l’unica impresa già presente sul territorio e che opera con il sistema cook and chill mediante il più grande centro di produzione pasti della Regione Veneto”. Un impianto peraltro pagato con soldi pubblici spalmati sul costo del servizio.
Il Consiglio di Stato inoltre paventa un possibile danno erariale nella scelta di “rottamare” tutte le strutture di produzione dei pasti in precedenza funzionanti presso le strutture sanitarie della Regione Veneto.

La prima richiesta che rivolgiamo alla Regione è la tutela dell’occupazione che le sue stesse scelte mettono a rischio.
Abbiamo lavorato congiuntamente con CISL e UIL e la Dirigenza Regionale nel 2017, su mandato e richiesta del Presidente Zaia e dell’assessore competente De Berti, per produrre un “protocollo degli appalti” che regolasse la materia dei bandi e capitolati tipo.
In quel contesto abbiamo predisposto una clausola sociale per consentire – in caso di cambio di appalto a seguito di gara – la continuità occupazionale, contrattuale ed economica al personale stabilmente occupato nell’appalto in corso.
La bozza di protocollo, considerata chiusa da parte della stessa dirigenza pubblica, è stata poi trasmessa alla Giunta Regionale del Veneto per l’approvazione e la sottoscrizione.
Sono passati 2 anni e siamo una delle Regioni che non ha ancora approvato alcun protocollo su una materia di primario interesse per i lavoratori veneti.

La seconda richiesta riguarda non solo il rispetto rigoroso di quanto stabilito dalla sentenza del Consiglio di Stato in merito all’appalto in questione – cosa perfino ovvia – ma la riconsiderazione coerente di tutti gli altri lotti che, per quanto formalmente esclusi dall’oggetto del giudizio, presentano gli stessi elementi di criticità censurati da questa sentenza.

In generale chiediamo alla Regione una totale discontinuità nella gestione di tutti i futuri appalti pubblici, che devono avere un duplice obbiettivo: evitare posizioni dominanti tra le imprese, mettere in cima ad ogni altra priorità la qualità del servizio da garantire ai cittadini e i diritti di chi quel servizio – con il proprio lavoro e la propria professionalità – assicura ogni giorno”.