“Mafie ed Economia in Veneto: quale prevenzione al tempo del Covid?”

Il resoconto del seminario promosso da Filctem Cgil in collaborazione con Avviso Pubblico.

Mercoledì 16 giugno, si è tenuto nella sede della Cgil del Veneto, l’incontro “Mafie ed Economia in Veneto: quale prevenzione al tempo del Covid?”.
L’iniziativa è stata organizzata dalla Filctem Cgil regionale in collaborazione con Avviso Pubblico, e trasmessa sulla pagina Facebook del sindacato, clicca qui per vedere la registrazione.

Nell’intervento introduttivo, Michele Corso, Segretario generale Filctem Cgil Veneto, ha dichiarato: “La nostra categoria spazia dal settore privato alle aziende di servizio pubblico locale, che gestiscono una quota significativa di appalti. Il sistema economico Veneto soffre da tempo la presenza della criminalità organizzata e il fenomeno, con gli ingenti fondi in arrivo, rischia di allargarsi. Per questo abbiamo deciso di organizzare questa iniziativa e intendiamo porre con ancor più forza il tema della legalità e della trasparenza nella contrattazione che porteremo avanti nei prossimi mesi”.

Dopo il saluto di Francesco Rizzante, coordinatore provinciale di Avviso Pubblico, “Le mafie dispongono di molto denaro frutto delle numerose attività illecite e godono di molti vantaggi rispetto allo Stato. Non dovendo sottostare a nessuna regola e a nessuna legge sono dotate di una grande rapidità di intervento. Si presentano come un sistema bancario parallelo sfruttando la complicità di quell’area grigia (politici, professionisti, imprenditori) del paese: da un lato finanziano gli imprenditori in difficoltà; dall’altro investono acquistando a prezzo di saldo le imprese sull’orlo del baratro”.

Il dibattito che ne è seguito è stato coordinato da Roberto Fasoli, che ha ricordato in apertura la proficua collaborazione tra Avviso Pubblico e i sindacati nella battaglia contro la criminalità e la lunga tradizione di impegno civile delle organizzazioni dei lavoratori.

Si sono confrontati: Giuliano Palagi, Direttore generale Acer Campania, Antonio Parbonetti, Docente Università degli Studi di Padova, Pierpaolo Romani, Coordinatore nazionale Avviso Pubblico, Paolo Storoni, Capocentro DIA del Triveneto.

Quest’ultimo ha sottolineato come “il contrasto alla criminalità organizzata non possa essere portato avanti solo da Forze di Polizia e Magistratura. Occorre il contributo del territorio: Comuni, enti locali e associazioni di categoria. Serve un contrasto “sociale”, perché la mafia è dinamica e sa intercettare i bisogni che nascono nel territorio”.

A seguire il Professor Parbonetti ha fatto parlare i numeri, che dimostrano chiaramente il livello della presenza criminale al Nord, e precisamente: sono 660 le aziende a rischio nel Nordest, 438 in Lombardia e Piemonte. In Veneto le aziende segnalate sono 386, con in testa la provincia di Venezia (215). “Agricoltura, manifattura, attività estrattiva, informazione, alloggio e ristorazione, logistica e trasporti: non c’è settore che si riveli impermeabile all’azione criminale”, ha spiegato Parbonetti.

Secondo Pierpaolo Romani dalla lettura degli atti giudiziari “sta emergendo un certo consenso sociale nei confronti delle organizzazioni criminali mafiose e delle loro attività. Si chiedono non solo capitali ma anche servizi, che costano meno e sono più rapidi. Mettersi però nelle mani della mafia significa perdere l’azienda e anche la serenità”.

“Oggi il vero problema diventa sempre di più la collusione dei liberi professionisti – ha aggiunto Giuliano Palagi, Direttore generale Acer Campania – perchè in alcuni casi è impossibile non accorgersi di alcune situazioni. Tra i soggetti che si occupano di amministrazione pubblica ognuno deve fare il suo dovere ma soprattutto i soggetti devono dialogare tra di loro. Per questo in queste attività formative è fondamentale il coinvolgimento delle categorie professionali. Non siamo all’anno zero e non è vero che la Pubblica amministrazione non dispone degli strumenti per intervenire. Bisogna sempre di più formare amministratori e dirigenti pubblici che siano in grado di sapere cosa fare”.

“I processi che oggi si stanno celebrando nella nostra Regione (tra gli altri: Eraclea, Camaleonte, Taurus, Isola Scaligera) – ha concluso Silvana Fanelli, della segreteria confederale della Cgil del Veneto – fanno emergere una pericolosa sottovalutazione del fenomeno da parte della classe dirigente politica ed economica veneta. Le soluzioni da mettere in campo sono molte. C’è bisogno di un’azione culturale, di interventi normativi, del sostegno all’attività della magistratura e delle Forze dell’Ordine, dell’impegno coordinato delle Istituzioni regionali e degli attori economici. La Cgil del Veneto, nella battaglia per la legalità, è in prima linea, sia costituendosi parte civile nei processi, sia nei luoghi di lavoro, dove a pagare il prezzo più alto dell’infiltrazione criminale sono le lavoratrici e i lavoratori, che si vedono negati i diritti più elementari, a partire da quello alla salute e alla sicurezza”.

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