LEGGE 194: DOPO L’ACCOGLIMENTO DEL RICORSO CGIL, NEL VENETO SI APRA UN CONFRONTO PER APPLICARE LE LEGGE

legge 194Di Elena Di Gregorio, Segretaria Generale Cgil del Veneto

L’accoglimento da parte del Consiglio d’Europa del ricorso presentato dalla Cgil sull’applicazione della Legge 194 richiama il nostro paese al rispetto delle decisioni – sempre meditate e dolorose – delle donne e ribadisce la necessità che in ogni ospedale debba sempre garantito il diritto di accesso all’interruzione di gravidanza.
Anche nel Veneto, così come in Italia, le donne incontrano notevoli difficoltà nell’accesso a questi servizi, mentre i pochi medici non obiettori sono discriminati nei percorsi di carriera e nell’esercizio della loro professione.La stima è che in regione solo poco più del 15% di ginecologi operi le interruzioni di gravidanza, con punte di particolare sofferenza all’azienda ospedaliera di Padova (2 su 35) e all’Ulss di Belluno (1 su 14).
Ciò crea evidenti distorsioni, con i pochi medici non obiettori impiegati ad effettuare quasi esclusivamente interventi di aborto e le donne costrette a tempi di attesa superiori a quanto previsto dalla legge ed in forte difficoltà ad accedere al servizio pubblico.

Stupisce la reazione del Ministro Lorenzin che ha dichiarato vecchi e superati i dati forniti dalla Cgil, non solo perché quei numeri sono aggiornati all’udienza tenutasi davanti alla Corte europea il 7 settembre 2015 e non sono mai stati smentiti dal Governo italiano, ma anche perché assistiamo ad un progressivo aumento di medici che scelgono di dichiararsi obiettori (in Veneto tutti i primari lo sono) per evitare segregazioni professionali.

Oggi finalmente la sentenza della Corte obbliga ad intervenire su questa situazione.
In sostanza, lo Stato e le Regioni, devono garantire la piena applicazione di una legge dello Stato, la 194 appunto, che da molti anni regolamenta in maniera molto seria e responsabile l’interruzione volontaria della gravidanza. Una legge che prevedeva e prevede anche l’attuazione di percorsi di prevenzione, al fine di contrastare il ricorso all’aborto clandestino, che rischia di tornare pericolosamente in auge, percorsi di educazione alla sessualità e alla maternità e paternità libere e responsabili, oltre alla necessità di provvedere alle necessarie misure organizzative che consentano la garanzia di accesso ai servizi, a cominciare dai Consultori familiari che andrebbero potenziati e non – come è avvenuto in questi anni – ridimensionati.
Occorrono dotazioni adeguate di personale sanitario, anche provvedendo – se necessario – a nuove assunzioni, una diversa organizzazione negli ospedali ed il conferimento di responsabilità dirigenziali a chi applica appieno la legge 194.

Su tali questioni come Cgil chiediamo all’Assessore alla Sanità, Coletto e all’Assessora al Sociale, Lanzarin, l’apertura di un tavolo di confronto cui partecipino oltre alla Regione ed alle rappresentanze sociali, le direzioni di tutte le Ulss del Veneto per una puntuale mappatura della situazione e per individuare le soluzioni più appropriate.
Occorrono campagne di informazione soprattutto nelle scuole, tra i mediatori culturali e nelle comunità straniere poiché i dati ci dicono che la quasi totalità delle donne che decidono di interrompere la gravidanza sono adolescenti ed extracomunitarie.
Un ruolo di primaria importanza deve essere svolto dai consultori, nel Veneto costantemente sotto organico ed in molti casi carenti di psicologi e di quelle figure in genere che possono assistere le donne anche nel difficile percorso di interruzione della gravidanza

La sentenza europea ci invita al rispetto della libertà, delle scelte e dei percorsi delle donne in quanto cittadine ed utenti dei servizi. Tutti diritti che vengono prima delle decisioni dei medici di effettuare o no le prestazioni. Questo deve essere il punto di partenza per un intervento in materia. Le soluzioni non possono essere figlie del “dipende”; devono essere tali da rispondere al rispetto delle leggi in tutto e per tutto.