LE PROPOSTE DI STATUTO SPECIALE TRADISCONO IL VOTO

“La trattativa tra il Veneto e il Governo per contrattare, dopo il risultato referendario di domenica scorsa, maggiori spazi di autonomia regionale parte con il piede sbagliato”.
Lo afferma Christian Ferrari, Segretario generale della Cgil del Veneto, in una dichiarazione alla stampa.
“La Giunta di Palazzo Balbi – dice – chiede 9/10 delle tasse, 23 materie e, addirittura, lo Statuto speciale. In sostanza si tradiscono i contenuti del quesito su cui si sono espressi i cittadini veneti, quesito rigorosamente incardinato nell’articolo 116 della Costituzione, che non tratta né la questione fiscale né, tanto meno, la “specialità”. Su quest’ultima, basta ricordare che occorre una legge costituzionale votata dai 2/3 del Parlamento o sottoposta a referendum confermativo nazionale per rendersi conto che i referendari non riescono ad uscire dalla dimensione della propaganda a impatto zero per il territorio.

Questo atteggiamento, oltretutto, è davvero poco rispettoso di tutti quegli elettori che, autenticamente, hanno creduto che fosse finalmente arrivato il tempo del realismo e del dialogo per dotare il Veneto dei poteri e degli spazi necessari ad amministrare nel migliore dei modi un territorio dalle grandi potenzialità, ma che una visione provinciale e miope ha sempre relegato ad un ruolo subalterno in ambito nazionale ed europeo.
Eppure – aggiunge Ferrari – ci sarebbero tutte le condizioni per utilizzare il mandato popolare in maniera costruttiva. Sarebbe necessaria una doppia disponibilità: del livello locale a praticare un’autonomia possibile che non si ponga l’obbiettivo di metter in discussione la coesione e la solidarietà nazionale; del livello centrale che dovrebbe immaginare un disegno istituzionale complessivo, senza lasciare alla casualità, alla frammentarietà e all’improvvisazione le spinte autonomiste territoriali.
Le cose purtroppo sembrano andare in tutt’altra direzione, anzi in nessuna direzione. Siamo, in definitiva, all’avvio di una campagna elettorale demagogica e urlata, che produrrà solo ulteriore frustrazione nei cittadini, senza risolvere nessuno dei problemi che li affliggono.

Nel frattempo, crescono le diseguaglianze, peggiorano le condizioni di lavoro, fasce sempre più larghe di popolazione faticano a vivere dignitosamente, le nuove generazioni guardano con diffidenza e preoccupazione al futuro.
Una parte significativa della classe dirigente veneta, per parte sua, alimenta rabbia anziché
speranza, lasciando una delle realtà manifatturiere più importanti d’Europa senza una politica industriale all’altezza delle sfide che la rivoluzione tecnologica e la globalizzazione ci pongono con urgenza.

Il Presidente Zaia – conclude Ferrari – ha salutato l’esito referendario scomodando una fase cruciale della storia europea e mondiale: il novembre del 1989 e la fine della divisione di Berlino. Allora però un muro crollava per unire, mentre oggi un muro, per adesso solo di parole, rischia di isolare il Veneto dal resto del Paese”.