Lavoratori e pensionati perderanno almeno un mese di stipendio nel 2022, nel silenzio della politica e delle istituzioni

Dichiarazione di Christian Ferrari, Segretario Generale Cgil Veneto

Ha ragione l’assessore Marcato a preoccuparsi dei danni che il caro energia avrà sulle imprese e a chiedere al Governo nazionale di intervenire. Questa però è solo una faccia del problema che abbiamo di fronte, l’altra è perfino più drammatica. Il solo aumento delle bollette, che in questi giorni stanno arrivando nelle case, costerà almeno un mese di stipendio a lavoratori e pensionati. Aggiungiamoci il rialzo della benzina e dei prezzi di beni fondamentali, a partire dagli alimentari, e ci rendiamo immediatamente conto della crisi sociale a cui stanno andando incontro il Veneto e il Paese. Vuol dire che tantissime persone non avranno i mezzi per vivere dignitosamente e che verrà inevitabilmente colpita la domanda interna. Di conseguenza, arretrerà tutta la nostra economia.

Nonostante questa evidenza, nessuno o quasi – a livello politico e istituzionale, sia a Venezia che a Roma – sembra preoccuparsene più di tanto. Anzi, c’è addirittura chi auspica una nuova stagione di moderazione salariale. Si sente sempre più spesso sostenere che per difendere la democrazia e la libertà, minacciate dall’invasione russa in Ucraina, è necessario fare dei sacrifici. La domanda sorge spontanea: chi dovrà sostenerli questi sacrifici? i lavoratori e i pensionati? chi già oggi fatica ad arrivare a fine mese?
Non c’è nulla di paragonabile alla sofferenza della popolazione civile che vive sotto i bombardamenti e la pace è urgente innanzitutto per questo: per salvare la vita delle persone.

Ma non si può trascurare ciò che accadrà, anzi sta già accadendo, alle nostre latitudini.

Serve un rilevante scostamento di bilancio per finanziare provvedimenti straordinari non solo a favore delle imprese, ma soprattutto del mondo del lavoro e delle famiglie. Così come serve una nuova solidarietà europea, pari almeno a quella dimostrata durante la pandemia con il Recovery Fund. Senza politiche redistributive si rischia di preparare un tempo davvero complicato per la nostra comunità, un tempo insostenibile per la sua parte più fragile.
Una cosa è certa: il sindacato, già mobilitato per la pace, farà tutto ciò che è in suo potere – sia a livello contrattuale che istituzionale – per difendere le persone che rappresenta”.

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