Landini: «Il decreto Chiudi Italia è stravolto. Basta furbizie»

dal sito di Rassegna Sindacale

Il segretario generale della Cgil contro la lettera di Confindustria al governo. I provvedimenti lasciano troppe produzioni aperte. Chiesto un incontro urgente all’esecutivo. Intanto è sostegno a tutte le iniziative di sciopero e mobilitazioni.

Ai microfoni della trasmissione Circo Massimo di Radio Capital il segretario generale della Cgil Maurizio Landini contesta l’allargamento delle maglie del decreto “Chiudi Italia” e la lettera inviata da Confindustria al governo per stravolgere il testo concordato nel pomeriggio di sabato. L’associazione guidata da Vincenzo Boccia, infatti, ha scritto all’esecutivo ottenendo di fatto un ampliamento inspiegabile: nel testo pubblicato ieri compaiono fabbricazioni che difficilmente possono essere considerate essenziali in questo momento come la produzione di trattori o taglia-erba e addirittura il commercio all’ingrosso.

“È a quel punto – spiega Landini sollecitato dai giornalisti Massimo Giannini e Oscar Giannino – che abbiamo ribadito che attività non essenziali mettono a rischio la vita di chi lavora e dei cittadini. Per questo con Cisl e Uil abbiamo dichiarato che siamo pronti allo sciopero generale perché, semplicemente, siamo coerenti con la responsabilità che abbiamo assunto. Siamo consapevoli che ci sono milioni di persone che devono andare a lavorare e che non possiamo mettere a repentaglio la struttura economica del nostro Paese, ma sappiamo anche che il contagio si sta allargando ai luoghi di lavoro e che la vita e la sicurezza delle persone vengono prima di tutto. Per questo anche oggi: laddove non ci sono le condizioni di sicurezza – e purtroppo accade in molte aziende, anche in colossi come Amazon – sosteniamo gli scioperi indetti da categorie e RsuAl governo abbiamo chiesto un incontro che contiamo si tenga nelle prossime ore visto che il decreto sarà operativo da domani. A Confindustria diciamo: non si fa così. Noi ci stiamo assumendo una responsabilità nazionale. Il virus si combatte con milioni di persone che vanno a lavorare anche a rischio della propria vita. È il momento della trasparenza. Le persone devono sapere adesso che noi stiamo facendo di tutto per sostenerle. Penso a chi lavora in Lombardia e nelle regioni più esposte dove c’è gente che ti muore affianco. Bisogna evitare che la paura si trasformi in rabbia. E allora basta furbizie. Ribadisco: si lavora solo se c’è sicurezza oppure non si lavora e le attività non essenziali oggi non hanno senso”.

Un punto dirimente sarà distinguere tra settori e singole attività. I sindacati lo avevano già chiesto. Aprire interi settori porta inevitabilmente a un allargamento delle produzioni aperte. Maurizio Landini coglie l’occasione anche per ricostruire l’ultima settimana di trattativa tra governo e parti sociali: “Il momento che stiamo vivendo è delicato e richiede la massima responsabilità: lo scorso 11 marzo, visto il contagio, il governo ci sollecita a rallentare il più possibile le produzioni, ma non decide di bloccare le attività non essenziali. Il 14 marzo, dopo 18 ore di trattativa, sottoscriviamo un protocollo condiviso per garantire la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici, tanto che nella scorsa settimana sigliamo una quantità di accordi in base alla quale il 40 per cento delle imprese e delle attività o vanno in cassa o avviano processi di sanificazione. Rimangono aperte, però, tante attività non essenziali e, proprio per questo, sabato scorso, scriviamo al governo per chiedere una verifica e un’eventuale stretta che porti a tenere aperte solo le produzioni necessarie. L’esecutivo ci convoca presentandoci un elenco di attività molto ristrette: dal settore sanitario alle attività agroalimentari, dai trasporti ai servizi essenziali fino a farmaceutica e telecomunicazioni. Per tutto il resto prevede una sospensione di almeno due settimane. Noi concordiamo con questo schema di fondo, confermato dalle parole pronunciate dal presidente del Consiglio Conte nella conferenza stampa di sabato sera. Poi nella giornata di ieri tutto cambia. Iniziano a circolare voci secondo cui le maglie della lista si stanno allargando. E così scopriamo della lettera inviata da Confindustria. Così proprio non si fa: non si possono mandare letterine sottobanco nel rispetto dei soggetti coinvolti nella trattativa, ma soprattutto nel rispetto delle vite di milioni di lavoratori e lavoratrici”.