Filt Cgil Veneto: venerdì 8 novembre sciopero nazionale di 24 ore degli autoferrotranvieri. E la Regione Veneto ha deciso di non rispondere alle richieste d’incontro sul trasporto pubblico locale

Filt Cgil Veneto: venerdì 8 novembre sciopero nazionale di 24 ore degli autoferrotranvieri. E la Regione Veneto ha deciso di non rispondere alle richieste d’incontro sul trasporto pubblico locale

Venerdì gli autoferrotranvieri di tutta Italia si fermeranno per lo sciopero nazionale di settore, di 24 ore, senza fasce. Anche il Veneto si fermerà. A livello locale i servizi minimi garantiti sono stati, per lo più, decisi dalle aziende unilateralmente, senza accordo sindacale, favorendo questa o quella parte del servizio, ancora una volta, il “più remunerativo” anziché il più funzionale ai bisogni dei cittadini, lavoratori e studenti.

Ci scusiamo con i tanti cittadini che venerdì subiranno dei disagi ma siamo fiduciosi che, a differenza di una politica cieca e sorda, capiranno le ragioni che ci spingono allo sciopero per la tutela del lavoro e della professionalità nell’interesse di tutti.

Alessandro Piras, Segretario generale Filt Cgil Veneto: “Come Filt Cgil del Veneto registriamo, ancora una volta, la carenza di una politica regionale complessiva sul tema dei trasporti e, più in generale, della viabilità. Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, malgrado i ripetuti solleciti, la Regione ha deciso di rispondere alla richiesta di incontro presentata unitariamente dalle sigle sindacali lo scorso autunno e più volte rinnovata. Peccato: avremmo voluto confrontarci con l’assessore regionale ai trasporti chiedendole conto delle osservazioni presentate al progetto di legge regionale che riforma il trasporto pubblico locale veneto, che legittima la costituzione di bacini più ampi di quelli territoriali (chissà se nel rispetto delle specificità locali o, ancora una volta, puntando a massimizzare il profitto e a “socializzare” le perdite); che costituisce delle società in sostituzione degli enti di governo Province e Comuni; che ribadisce come la Regione Veneto non investirà un euro aggiuntivo rispetto alle risorse stanziate dal fondo nazionale trasporti. E, proprio con riferimento al fondo nazionale trasporti avremmo espresso la nostra preoccupazione rispetto a come il criterio di ripartizione delle risorse aggiuntive, anche dopo la sentenza della Corte costituzionale, penalizzi proprio il Veneto. Lo diciamo da tempo, e la corte costituzionale conferma la correttezza della nostra ipotesi: il trasporto pubblico da finanziare non è solo quello legato ai servizi minimi, ma tutto il servizio comunque offerto da Regioni ed enti locali. Le Regioni che, con risorse proprie, hanno investito sul trasporto pubblico aumentando le corse, promuovendo servizi realmente aggiuntivi, favorendo l’integrazione reale otterranno maggiori risorse aggiuntive. Al contrario, le Regioni che, come il Veneto, considerano come trasporto pubblico solo quello dei servizi minimi, che hanno favorito l’introduzione di servizi a chiamata sostitutivi (e non aggiuntivi) rispetto ai servizi garantiti, che non hanno investito nemmeno un euro nell’aumento delle corse, verranno penalizzate.

Ma più in generale avremmo chiesto all’assessore qual è la politica complessiva veneta in tema di trasporto pubblico: quella a favore dei cittadini? Non ci sembra proprio. Quella per gli studenti? I pendolari? Quella per i turisti all’interno di un’integrazione ferro gomma mai decollata? Avremmo rivendicato la necessità imprescindibile di una regia per evitare che ogni territorio la gestisse traghettando una lunga notte. Magari avremmo potuto costruire un’alleanza nella tutela del lavoro e del territorio”.

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