CGIL: SULL’AUTONOMIA OCCORRE UNA PROPOSTA CREDIBILE

“Netto dissenso” alla totale regionalizzazione di materie quali l’istruzione, la sanità, il governo del territorio e Laguna di Venezia, le grandi infrastrutture, i flussi migratori, i porti e gli aeroporti, le reti nazionali per l’energia e “perplessità” anche su materie quali il collocamento, la cassa integrazione, la previdenza complementare, il sostegno alle responsabilità familiari che necessitano, quanto meno, di una “maggiore chiarezza nella loro formulazione normativa”.

No, in definitiva, alle proposte “che mettono a rischio la coesione sociale del paese” e che “disarticolano competenze universali e indivisibili”.  Sì, invece, a ciò che “punta a migliorare, integrare e potenziare funzioni oggi esercitate dallo Stato”, quali le politiche attive e passive del lavoro, il sostegno all’innovazione, la lotta alla dispersione scolastica e l’innalzamento dei livelli di istruzione.

Questo il parere della Cgil circa il Progetto di Legge che la Regione intende proporre al Governo per l’autonomia del Veneto.
L’ha espresso davanti alla prima commissione del Consiglio regionale il Segretario Generale della Cgil veneta, Christian Ferrari, che, ancor prima delle materie, ha affrontato il tema dell’autonomia, il percorso intrapreso dalla Regione e il tema dell’attribuzione delle competenze tra livello centrale, regionale e locale, sottolineando, per altro, la criticità rappresentata dal “modello neocentralistico cui si ispira il progetto regionale”, privo di ogni riferimento alla riorganizzazione delle funzioni con i Comuni, le Province, la Città Metropolitana.

Richiamando l’imperativo di “restare fedeli al mandato ricevuto” con il referendum, Ferrari ha ammonito da fughe in avanti chiedendo di “sgombrare il campo” non solo dalla questione “statuto speciale” (oggetto di un progetto di legge approvato dalla giunta regionale), ma anche dal tentativo “di ottenere surrettiziamente le condizioni di una specialità di fatto agendo sul piano della legislazione ordinaria”. No, dunque, alla richiesta del passaggio di 23 materie sotto la potestà regionale e alla pretesa di mantenere in Veneto i nove decimi del gettito erariale.

“Come Cgil – ha ribadito Ferrari – crediamo in un sistema istituzionale policentrico e decentrato che – in un quadro definito di norme e principi inderogabili sul piano dei diritti – valorizzi e aumenti il ruolo delle regioni e delle autonomie locali”. Per le caratteristiche del Veneto, secondo la Cgil, è opportuno concentrarsi sui temi dell’innovazione, degli investimenti e dello sviluppo. La ricerca scientifica e tecnologica ed il sostegno all’innovazione sono, ad esempio, “ambiti in cui la regione può svolgere un ruolo di grande impulso, sempre in raccordo con la programmazione strategica nazionale”. Lo stesso vale per la valorizzazione dei beni culturali e ambientali e per il commercio con l’estero. In altri settori (tutela ambientale, rigenerazione urbana, sicurezza sul lavoro, lotta all’evasione fiscale) il ruolo regionale “può migliorare” quanto fin qui garantito a livello nazionale.

Non tutto però è oro quel che riluce. Perché occorre anche una valutazione su come è in grado di operare la Regione.
Si guardi allora a quei settori (sociosanitario, infrastrutture, trasporto pubblico locale) sui quali la regione ha già larghe competenze e che presentano problemi, errori, ritardi. L’autonomia, insomma, ammonisce la Cgil è “un esercizio difficile” e non garantisce di per sé, automaticamente, il superamento delle difficoltà.
Anche per questo la Cgil invita ad evitare la logica del “tutto o niente” e selezionare le materie su cui concentrarsi per costruire una proposta credibile di autonomia differenziata. La proposta di legge presentata dalla Regione è carente proprio sotto questo aspetto “perché non è accompagnata da un’analisi e da una valutazione oggettiva e scientifica di ogni singola delega richiesta”. Genericità vi è anche nella quantificazione delle risorse che dovrebbero essere attribuite alla Regione.

Il suggerimento della Cgil è quello di “avviare un percorso selettivo, graduale e controllato e, solo una volta portato a compimento ogni step in maniera positiva, avanzare eventualmente altre richieste con la sicurezza di essere in grado di gestire le nuove competenze”.

Il parere della Cgil presentato all’audizione in Regione