Cgil: L’emergenza Tpl a Venezia necessita di risposte urgenti e lungimiranti

Nella città metropolitana di Venezia c’è una vera e propria “Emergenza Trasporto pubblico locale”.

Bastano pochi numeri per rendersene conto.

La sola Actv conta 2600 dipendenti: 930 di questi lavorano nel trasporto su acqua, 770 nel trasporto su gomma. In entrambi i casi la carenza di personale è intorno al 20%. Mancano centinaia di persone, con inevitabili conseguenze sul numero delle corse e sulla qualità del servizio.

Per chi ci lavora sono facilmente immaginabili i disagi legati al protrarsi dei turni, al non rispetto dei riposi, ai problemi di sicurezza determinati dalla frustrazione che gli utenti scaricano su autisti e resto del personale.

A complicare ulteriormente le cose: i pessimi rapporti sindacali, visto che l’azienda, da un anno e mezzo, ha disdetto unilateralmente tutti gli accordi di secondo livello.

L’Amministrazione comunale – dichiara Federica Vedova, segretaria generale della Filt Cgil di Venezia – non solo non fa nulla per favorire la chiusura della vertenza tra azienda e lavoratori, ma non si schiera al fianco di questi ultimi nemmeno quando vengono aggrediti.

E come se ciò non bastasse, fa coincidere con la stessa vertenza la causa di tutti i problemi che sta vivendo il trasporto pubblico veneziano.

Si tratta semplicemente di un alibi, che non spiega nulla di quanto sta accadendo.

Dopo due anni di sostanziale azzeramento del turismo, nel 2022 si sta verificando una vera e propria esplosione dei flussi che interessano la nostra area urbana, più di qualunque altra realtà regionale, e con pochissimi casi paragonabili a livello nazionale. Non è certo una sorpresa, tutte le previsioni avvertivano di ciò che sarebbe successo con l’allentamento delle restrizioni legate al Covid. Si è arrivati a questa situazione senza nessuna programmazione, totalmente impreparati.

Un’impreparazione non solo delle Istituzioni a livello locale, ma anche di quelle nazionali. Pensiamo alla difficoltà di trovare personale stagionale. Le persone impiegate in questa fetta di mercato del lavoro sono rimaste senza occupazione e senza sostegni durante i mesi più acuti della pandemia e non hanno avuto alternative al cercarsi un’altra occupazione. Se prendiamo come esempio gli autisti, sono figure professionali che necessitano di una importante formazione e che non sono facili da trovare da un giorno all’altro.

Ma più complessivamente, manca qualunque gestione dei flussi turistici e questo non può che penalizzare i cittadini residenti.

Cittadini che, diversamente da altre realtà, non possono che usufruire dell’offerta pubblica che quindi deve essere adeguata alle esigenze esistenti. Nel caso della navigazione questo è ancora più evidente. Chi abita nelle isole paga un prezzo salatissimo a questa situazione.

Il Sindaco, anche per quanto riguarda la reputazione della città, è molto attivo nel rincorrere un’immagine dinamica e innovativa, ma trascura le ricadute negative che le notizie sulle code chilometriche per salire su un vaporetto causano.

Il primo rimedio a tutto questo sarebbe a portata di mano: il ripristino di normali relazioni sindacali in Actv, ponendo fine alla stagione delle scelte aziendali unilaterali e riconoscendo i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, soprattutto sui salari, visto ciò che sta determinando l’impennata inflattiva.

Questa sarebbe una condizione necessaria, ma non sufficiente per migliorare le cose. Perché il Tpl nel veneziano non è solo Actv, e perché i problemi della carenza di personale e del boom turistico sono destinati ad acuirsi“.

Senza un’idea complessiva di città aggiunge Ugo Agiollo, segretario generale della Camera del Lavoro metropolitana dei suoi equilibri e di un Trasporto pubblico che riveste un ruolo delicatissimo e cruciale per una realtà urbana particolare come Venezia, i problemi non si risolveranno. Occorre un autentico salto di qualità nel governo della nostra comunità. Parlare di flussi turistici, di trasporto pubblico locale non è cosa diversa dal parlare di sostenibilità sociale e ambientale, perché sono due fattori decisivi in questo senso. Non serve ricordare la fragilità di Venezia, serve però non dimenticarsene mai quando si assumono le decisioni. Così come bisogna tener conto che il Tpl incide moltissimo anche sul tessuto produttivo. Non è indifferente avere un servizio che consenta ai lavoratori di ogni settore, dipendenti o autonomi che siano, di raggiungere con puntualità il proprio posto di lavoro. Specialmente quando, come ricordava Federica, i mezzi pubblici non hanno alternative. E non è neanche solo una questione di trasporto, ma più generalmente di quale concezione di servizi pubblici si ha in mente per i cittadini. C’è la sensazione che molte inefficienze dipendano da un approccio ideologico dell’Amministrazione, che vede nel pubblico il male e nel privato il bene. Come si spiegherebbero altrimenti la contrazione di importanti servizi sociali e l’esternalizzazione dei servizi per l’infanzia, che erano un fiore all’occhiello del nostro Comune.

Spesso si lamenta l’assenza di fondi per realizzare quanto si vorrebbe. Ma a guardare cosa sta accadendo in altre città le risorse, a partire da quelle del Pnrr, stanno arrivando, a patto che si presentino progetti credibili, in linea con la transizione ecologica che è uno degli assi portanti del Piano.

Inizialmente parlavo di fragilità di Venezia. È senz’altro un problema, ma anche un’opportunità, perché ci costringe, più che altrove, a misurarci con i cambiamenti necessari e non più rinviabili che la crisi climatica e la sfida della transizione digitale ci impongono. Pensiamo anche solo a quanto non sta avvenendo a Porto Marghera in termini di nuovi investimenti che guardino al futuro.

Sempre che si abbiano a cuore la vivibilità per i cittadini e un futuro produttivo per la nostra comunità, che non può puntare, vale la pena ripeterlo per l’ennesima volta, solo sul turismo“.

ANNO 2022-2023 LA SCUOLA DIMENTICATA

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