CGIL a Zaia: bloccare tutto

CHIUDIAMO TUTTE LE ATTIVITÀ, ESCLUSE QUELLE ESSENZIALI.
IL PROBLEMA NON È CHI FA UNA PASSEGGIATA, IL PROBLEMA È CHE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI LAVORATORI VENETI SONO COSTRETTI AD ANDARE A LAVORARE.

Lettera aperta al Presidente Zaia dal Segretario generale della Cgil del Veneto, Christian Ferrari

“Gentile Presidente, Cgil Cisl e Uil nazionali hanno scritto al Presidente Conte per chiedere la chiusura delle attività non essenziali, invitandolo a considerare questa come una scelta necessaria per rendere davvero efficace la lotta al contagio da Coronavirus.
Credo che in Veneto possiamo fare molto in questo senso, ancor prima di quanto deciderà il Governo nazionale.
Le chiedo di riunire attorno a un tavolo i sindacati e tutte le associazioni datoriali, per trovare insieme – al di là delle eventuali decisioni nazionali – le modalità più opportune per fermare le attività produttive in tutti gli ambiti non indispensabili alle esigenze sanitarie, alimentari, logistiche ed energetiche delle nostre comunità.
Si moltiplicano i divieti, ciascuna Regione ne sceglie alcuni e ne trascura altri, ma i numeri dei contagiati, dei ricoverati, dei morti continua a crescere drammaticamente.
Il problema non sono le passeggiate sotto casa o i cittadini che fanno sport all’aperto, che certamente devono rispettare tutte le precauzioni necessarie, il problema sono le centinaia di migliaia di lavoratori veneti costretti a recarsi ogni giorno al lavoro in contesti che potrebbero sospendere per qualche settimana la produzione, anche in considerazione del calo pesante della domanda sia interna che internazionale.
Molte di queste attività hanno già deciso, in accordo con i rappresentanti dei lavoratori, di fermarsi ricorrendo agli ammortizzatori sociali come stabilito dal Protocollo nazionale sulla sicurezza e ribadito dall’Accordo che abbiamo sottoscritto a livello regionale. In questo modo abbiamo messo al riparo da inutili rischi oltre 100.000 persone.
Facciamo un passo ulteriore, chiudiamo tutto ciò che non serve. Per farlo non aspettiamo un divieto scritto in un provvedimento del Governo, ricorriamo al buon senso di tutti.
Così facendo, potremmo concentrare tutta l’attenzione possibile su quei lavoratori che non possono rimanere a casa, perché da loro dipende la possibilità per i cittadini di potersi curare e nutrire. Gli va garantita ogni protezione, perché la loro salute è il bene più prezioso e perché è solo grazie al loro spirito di sacrificio che riusciremo a superare un momento così difficile”.