VERTENZA DIPLOMATI MAGISTRALI IN GAE

Sentenza negativa dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 27 febbraio 2019.
Scuola dell’Infanzia e Primaria a.s. 2019/2020: dove andranno gli insegnanti che hanno garantito l’attività didattica negli ultimi anni? Potrà iniziare l’anno scolastico senza questi insegnanti?

Questo il comunicato di Marta Viotto, Segretaria Generale della FLC CGIL Veneto.

L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, dopo una prima sentenza negativa emessa il 20 dicembre 2017, è tornata a pronunciarsi nell’udienza del 27 febbraio scorso in merito alla “possibilità dei diplomati magistrali di inserirsi in Gae” ribadendo il proprio giudizio negativo.
Secondo l’interpretazione dei giudici “Il possesso del solo diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 non costituisce titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo”.
Tale deliberazione pregiudica le possibilità per gli interessati di ottenere, attraverso lo strumento legale, l’inserimento nelle Graduatorie provinciali ad Esaurimento del personale della scuola dell’Infanzia e della Scuola Primaria (cd. GAE) e, quindi, di poter essere stabilizzati dopo anni di precariato.
Tale esito risulta ancor più “beffardo”, considerati sia la lunghezza del procedimento legale sia il contraddittorio percorso giudiziario che ha visto i giudici dare costantemente ragione ai ricorrenti in tutti i giudizi cautelari.
Si deve sottolineare che questo personale, lavoratrici e lavoratori della scuola dell’infanzia e primaria, è stato utilizzato per decenni senza alcuna attenzione per le vite e le aspirazioni personali, costringendoli, di fatto ad una esistenza precaria, dovuta a una incapacità politica a cercare e trovare soluzioni urgenti ed idonee a risolvere i problemi legati alle esigenze e ai fabbisogni della scuola.
Una precarietà personale che, ovviamente, si ripercuote anche su quella organizzativa delle scuole, costrette, di anno in anno, all’impossibilità di garantire la continuità didattica per gli alunni e l’incertezza dell’offerta formativa.

Cosa comporta tutto ciò?

Tutti i ricorrenti non potranno inseriti nelle graduatorie e coloro che già vi erano presenti dovranno esserne esclusi, compresi coloro che, nel corso di questi ultimi anni, sono passati di ruolo o stanno completando, nel corrente anno scolastico, il prescritto periodo di prova.
L’effetto della conferma della sentenza, inevitabilmente, produrrà, anche nel Veneto, una situazione insostenibile in quanto vi è una gravissima carenza di insegnanti della scuola primaria, oltre 3.000 posti per la sola primaria!
È un dato allarmante, perché pone tale quesito “Chi andrà a garantire la presenza in classe all’avvio del prossimo anno scolastico?
Tale carenza di personale è in parte dovuta al ridotto numero di posti, circa 400 annui per i corsi di laurea in scienze della formazione primaria, concessi alle Università di Padova e di Verona e, subirà un aggravamento a seguito delle richieste di pensionamento per effetto della “quota cento”, allargando così la forbice tra il fabbisogno e le disponibilità.
Riteniamo che, per la dimensione e la gravità del problema, oltre che per una questione di giustizia sociale, se nelle aule dei tribunali amministrativi si è applicata la giustizia formale delle norme, spetti alla Politica, con i suoi poteri legislativo e governativo, cercare e trovare, in un concreto e approfondito confronto con tutte le parti sociali, la soluzione più idonea a applicare una reale giustizia civile e sociale, che possa e debba assicurare la realizzazione della fondamentale funzione della scuola primaria.