VENETO IN PEGGIORAMENTO, SERVONO INVESTIMENTI

IL 9 FEBBRAIO 13.000 A ROMA

Oltre 50 tavoli di crisi aziendali, per 7.000 lavoratori coinvolti, sono stati attivi presso la regione Veneto nel corso del 2018. A tutt’oggi rimangono aperti molti punti di difficoltà, mentre gli indicatori prospettano un 2019 in frenata, con il Pil regionale ridimensionato dall’1,2 allo 0,6. Lo constata il segretario generale della Cgil del Veneto, Christian Ferrari che alla vigilia della manifestazione di Cgil Cisl Uil del 9 febbraio a Roma (più di 13.000 i lavoratori che partiranno dal Veneto) esprime le preoccupazioni del sindacato per una situazione in peggioramento e la mancanza di politiche in grado di contrastarla.
“Le crisi ancora in atto – ricorda Ferrari – richiamano nomi importanti ed interessano l’intero territorio regionale. Tra gli altri, Miteni, Sylcom, Safilo, Coge Mantovani, Stefanel, fonderie Sime, Tonon Forty, Rinascente, Toys, oltre all’impatto del maltempo sull’intero territorio bellunese, a situazioni diffuse soprattutto nella piccola impresa artigiana, e alle tante ristrutturazioni nel commercio che hanno portato al taglio di molti posti di lavoro con modalità che hanno privato i lavoratori di ammortizzatori sociali.
Il tutto in una regione che dal 2008 ad oggi ha lasciato sul terreno 29.830 posti di lavoro a tempo pieno ed indeterminato nei soli settori del tessile e del legno ed altri 22.305 posti stabili nell’edilizia.
L’ultimo trimestre del 2018 si è chiuso con un saldo negativo di 60.000 posti di lavoro e per la prima volta la cassa integrazione ha avuto un’impennata (+89,2% sui tre mesi precedenti) dopo 14 trimestri consecutivi di decremento”.

Se l’Italia è in recessione tecnica, il Veneto (fortemente vocato all’export) non è affatto immune da pericoli che si sovrapporrebbero agli effetti devastanti dei lunghi anni di crisi appena trascorsi e ad un mercato del lavoro divenuto assai più debole, connotato da una crescita della precarietà, della sottooccupazione, e da un alto tasso di disoccupazione giovanile (21%).
Per questo sono urgenti misure anticicliche, che rilancino gli investimenti ed il lavoro. Invece la manovra del Governo guarda altrove, facendo mancare quell’ossigeno indispensabile per ridare slancio alle attività e superare le debolezze strutturali del paese.
“La legge di stabilità – dice Ferrari – ha compiuto una scelta totalmente sbagliata, rinunciando all’unica leva che servirebbe: gli investimenti pubblici. Senza di essi e senza politiche industriali che rilancino gli investimenti privati non si contrasta la recessione.”

In tale contesto suona come una “presa in giro” la prospettiva delle tre proposte di lavoro offerte ai beneficiari del reddito di cittadinanza. “Il lavoro – ribadisce Ferrari – si crea con una politica che punti all’innovazione, alla ricerca, all’istruzione, alla manutenzione ed all’infrastrutturazione del territorio. Invece di tutto ciò non c’è traccia.
Operando un’ingiustizia (flat tax e condoni) ai danni del lavoro dipendente e delle pensioni, ci si è indebitati per sostenere benefici fiscali e trasferimenti monetari e, visto che si sono ipotecate con enormi clausole di salvaguardia le manovre future, non vorremmo che si verificassero le condizioni per una manovra correttiva che finirebbe per tagliare la spesa sociale ed avere effetti ancor più recessivi.
Cgil Cisl Uil presentano una proposta che sintetizza un’idea di Paese e soprattutto di lavoro dignitoso e di qualità. Non crediamo, anzi combattiamo, un’idea di Paese che si rassegna ad un futuro distopico, in cui scompare il lavoro, in cui crescono le disuguaglianze, in cui si vive solo grazie alla generosità dello Stato. Non è questa la risposta da dare in primo luogo ai giovani. Ed è soprattutto per loro che saremo a Roma: per chiedere una svolta all’altezza delle migliori aspettative di chi vive, studia e lavora nel nostro Paese”.