SCIOPERO ALL’ENEL DOPO L’INCIDENTE SUL LAVORO

È sciopero di un’ora, il 23 marzo, in tutte le sedi Enel dopo l’ultimo caso di infortunio sul lavoro che ha visto come vittima un giovane lavoratore di E-Distribuzione nella zona di Venezia.
Filctem, Flaei e Uiltec denunciano: “Troppi carichi di lavoro e mancati riposi provocano pesanti situazioni di stress”.
E la Segreteria Filctem Cgil Veneto chiede più capacità di controllo e rigore da parte delle istituzioni. “Per l’ennesima volta – scrive in una nota la Filctem del Veneto – ci troviamo a doverci chiedere come rispondere a queste continue morti o infortuni sul lavoro.

L’incidente dello scorso 20 marzo ad un lavoratore di e-distribuzione in provincia di Venezia è l’ennesimo episodio grave a cui il mondo del lavoro si trova a dover affrontare.
In primis – osserva la Filctem regionale – non possiamo che augurare al lavoratore una pronta guarigione. Contestualmente a questo dobbiamo con forza dire basta a questo stillicidio di uomini e donne, che hanno come unica colpa cercare attraverso il lavoro una propria prospettiva di vita, una propria collocazione nella società.
Da quando la crisi ha abbassato un po’ il suo mordere e si è ripresa una seppur piccola dinamicità ogni giorno leggiamo di morti e infortuni gravi, leggiamo di non rispetto delle norme di sicurezza, della continua rincorsa del lavoro a ogni costo senza una minima garanzia e tutela.

Forse – osserva la Filctem – è giunto il momento di andare oltre alla semplice indignazione e iniziare un vero percorso che costruisca nel paese una cultura della sicurezza sul lavoro. Che sappia far capire che la salvaguardia delle persone non sono costi, ma elementi di civiltà e di tutela. Per fare questo si dovrebbe inserire, già dalla scuola media superiore, tra le materia quella legata alla sicurezza sul lavoro e il valore che questa ha, nella più complessa materia sulla legalità.
Si anche questo è un aspetto della non applicazione delle norme sulla sicurezza, perché attraverso appalti sempre di più al ribasso, utilizzo di manodopera in nero, rischio di controlli molto basso, si alimenta l’illegalità e di conseguenza si aprono le porte alla criminalità, al banditismo imprenditoriale, tutto a scapito di chi lavora.
Serve, e qui le Istituzioni sono chiamate in causa, inasprire le pene e non le sanzioni, assumere personale per aumentare il controllo, attivare banche dati intrecciate dove poter verificare immediatamente chi sono queste aziende.
Queste le cose da farsi, questo il percorso per un paese civile, questo per non dover ogni volta piangere”.

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