SCHEDE OSPEDALIERE: NO A TAGLI E DECLASSAMENTI

LA CGIL LO HA CHIESTO STAMATTINA IN REGIONE, MENTRE DAVANTI AGLI OSPEDALI “SACRIFICATI” ANDAVANO IN SCENA PRESIDI E RACCOLTE DI FIRME

Schede ospedaliere: la Cgil Del Veneto non ci sta ai tagli, ai declassamenti e alle privatizzazioni e chiede la riconsiderazione complessiva del provvedimento. Lo ha detto questa mattina il segretario regionale Paolo Righetti nel corso delle audizioni in V commissione delle parti sociali e degli enti locali, mentre manifestazioni, presidi e raccolte di firme erano in corso in mezzo Veneto, da Adria, ad Abano, al S. Antonio di Padova, ma non solo.
L’invecchiamento della popolazione, da un lato, e la morfologia del territorio, dall’altro, richiedono – ha osservato Righetti – un’offerta pubblica adeguata a garantire a tutti i cittadini veneti un’assistenza sanitaria di qualità in cui siano abbattute le liste d’attesa ed i costi non ricadano sui malati. Invece non si sta andando in questa direzione e le nuove schede ospedaliere rappresentano un mero arretramento: con i tagli certi e le attivazioni di strutture intermedie nel territorio di là da venire; con le voragini nell’organico ed i concorsi ancora tutti da bandire.
Nell’insistere sul fatto che la Regione deve mettere a disposizione risorse proprie, aggiuntive a quelle nazionali, per sostenere un sistema sanitario che non deve arretrare nel livello delle prestazioni, nell’aggiornamento tecnologico, nelle dotazioni organiche e nei livelli professionali degli addetti, Righetti ha elencato i punti su cui la Cgil chiede una profonda revisione nelle schede ospedaliere.
Riguardano principalmente tre ordini di questioni: no ai previsti declassamenti degli ospedali o al superamento delle apicalità (primariati) in alcune strutture; utilizzo pieno del parametro nazionale di posti letto per abitante, innalzandolo dal 3,5 indicato nelle schede al 3,7 (al netto di quelli riservati a pazienti provenienti da fuori regione); rimodulazione della distribuzione dei posti letto tra pubblico e privato ripristinando i posti nelle strutture pubbliche.
Infine Righetti ha rimarcato la distanza ancora rimarchevole rispetto all’obiettivo “meno ospedale, più territorio”, sollecitando la rapida attivazione delle strutture territoriali (anche con soldi della Regione) e sottolineando la particolare criticità relativa alla lungodegenza, tolta dagli ospedali  ma non ancora attiva nelle strutture alternative, con enormi difficoltà per le persone che non sono in grado di continuare le cure nel proprio domicilio e sulle quali, ha aggiunto, non si può pensare di scaricare i costi di compartecipazione.