SANITÀ LA CGIL NE DISCUTE CON LA REGIONE E GLI ALTRI SINDACATI

In Italia il 7% della popolazione rinuncia alle cure per i costi o per i lunghi tempi di attesa e si assiste ad un progressivo spostamento della spesa sanitaria dal pubblico verso il privato, cresciuto in 3 anni del 10%. Il Veneto non è immune da questi processi e, pur mantenendo ancora buoni livelli di qualità, è soggetto ad una strisciante privatizzazione, mentre il sistema comincia a presentare problemi fino ad oggi inediti.

Lo dice la Cgil regionale che, all’indomani della pubblicazione delle nuove schede ospedaliere, ha organizzato per il 22 marzo (ore 9,30, Mestre, centro Candiani) un incontro sulla situazione e le prospettive del sistema sociosanitario veneto. Partecipano l’Assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin, i segretari regionali di Cgil Cisl Uil Christian Ferrari, Anna Orsini, Gerardo Colamarco, i capigruppo consiliari di Pd e Movimento 5 Stelle Stefano Fracasso e Manuel Brusco. Ad introdurre il tutto una relazione di Paolo Righetti, segretario Cgil, e la presentazione da parte del professor Vincenzo Rebba (Università di Padova) di una ricerca sui servizi sociosanitari della regione nel 2018 realizzata per l’Ires veneto.

Proprio partendo dalla mappatura tracciata dalla ricerca, emergono (peraltro con notevoli disomogeneità territoriali) non poche carenze soprattutto nelle strutture intermedie, deputate a prevenzione, continuità delle cure e riabilitazione. Ciò evidenzia uno scarto – che era già presente nel vecchio piano sociosanitario – tra gli obiettivi dichiarati e la loro effettiva realizzazione e prospetta, a fronte del vincolo di invarianza di spesa, il perdurare di questa difformità anche col nuovo piano sociosanitario. Con l’aggravante di un calo ormai consistente del personale medico ed infermieristico (non c’è un’Ulss che non abbia ridotto le spese per il personale) e col rischio di un ulteriore ridimensionamento considerata l’età media decisamente elevata della categoria.

A fronte di tutto ciò la Cgil solleva un primo tema che riguarda le risorse, sia nazionali (fondo sanitario, vincoli alle assunzioni) che regionali, ritenendo che, a questo punto, Palazzo Balbi non possa esimersi da un impegno diretto. La proposta è che la Regione metta a disposizione risorse proprie, aggiuntive a quelle nazionali, per coprire le carenze di organico e per incrementare le borse di studio per gli specializzandi medici. Inoltre, la Cgil sottolinea l’urgenza di attivare ovunque le strutture della filiera territoriale. A partire di qui (e con uno sguardo a 360 gradi perché, a fronte dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle cronicità, la rete assistenziale deve essere multiforme ed estesa) la Cgil chiede un tavolo di confronto sistematico con la Regione che, in una materia così delicata, non può chiudersi nella torre di Azienda Zero, ma deve operare a contatto con gli interlocutori sociali ed istituzionali del territorio.

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