RIELLO VERSO L’ACCORDO MA SENZA LA FIOM

In una situazione preoccupante sul piano finanziario e con punti oscuri circa il rientro da una pesante situazione debitoria, Fim e Uilm sono intenzionate a firmare lunedì un’intesa con la Riello che prevede 35 esuberi (al posto dei 71 in un primo tempo dichiarati dall’azienda), tagli consistenti al premio preferiale (da 930 a 300 euro), un pacchetto di 128 ore di flessibilità (ampiamente sopra ai parametri contrattuali), negazione dei premi aziendali per 5 anni ai neo assunti (che inizieranno a percepire una prima quota, pari al 25%, dopo 2 anni).

Nei fatti ci si trova di fronte ad un accordo al buio, che concede tagli a retribuzioni, condizioni di lavoro e diritti, con l’azienda che dichiara un programma di investimenti ma in un contesto di scarsa chiarezza circa le prospettive e la propria solidità economica.

Non a caso la Fiom ha chiesto di sospendere le trattative ed attivare un tavolo presso il MISE, “convinti – osserva il Segretario Generale della Fiom veronese, Stefano Zantedeschi – che solo un soggetto istituzionale come ad esempio il MISE, magari con l’intervento del fondo Strategico della Cassa Depositi e Prestiti, possa fare garante sul mantenimento di un’idea industriale del settore, e non lasciare le aziende in balia delle speculazioni finanziarie. Ciò anche tenuto conto che, oltre a Riello, altre aziende del termomeccanico veronese sono in sofferenza e coinvolte in vicende analoghe”.

Per meglio comprendere la situazione occorre fare un passo indietro: “dal 2008 – spiega Zantedeschi – Riello ha utilizzato a man bassa la cassa integrazione, in particolare nel settore impiegatizio che rappresenta i 2/3 dei 430 occupati (la RSU è composta da 6 delegati di cui 4 Fim solo Impiegati e 2 Fiom solo Operai). A fronte dell’abortita possibilità di cedere un ramo di azienda alla Wiessman del settore caldaie (trattativa durata 15 mesi), a gennaio 2015 l’azienda ha presentato un piano industriale nel quale, a fronte della ristrutturazione del debito, che ammonta a 360 milioni di € (fatturato 460 ml€/anno), e a fronte di precisi impegni di investimento sia di processo che di prodotto, che ammontano a circa 20 ml/€ all’anno per i  prossimi 5 anni, viene disdetta (con lettera formale) tutta la parte economica della contrattazione aziendale (quest’ultima tra Premio di produzione,  Premio Preferiale e un PDR annuo ammonta a circa 6.000 €).

In più, a fine Gennaio l’azienda ha aperto unilateralmente una procedura di mobilità chiedendo l’utilizzo dei criteri di legge e senza l’uso di ammortizzatori sociali riguardanti 71 esuberi di cui 21 in produzione”.

  • Dopo innumerevoli incontri e assemblee, nelle quali in particolare la Fiom ha sempre avanzato la proposta di utilizzare il Contratto di Solidarietà in alternativa al licenziamento, dopo scioperi e manifestazioni, in un clima di scontro molto duro, l’assemblea ha dato mandato alle organizzazioni sindacali di sondare l’azienda se in alternativa al Contratto di solidarietà vi fossero le condizioni di una Cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione.

“A fronte dell’intreccio esuberi/salario posto nella vicenda, pur avendo la Fiom ripetutamente detto in assemblea che l’azienda ci avrebbe sfogliati, e a seguito del poco ascolto, si è aperta – racconta Zantedeschi – una trattativa complessa, che aveva anche a che fare con la vicenda del settore Termomeccanico veronese (Ferroli e Sime, le quali analogamente hanno recesso dalla contrattazione)”.

La sintesi della trattativa si può riassumere così:

  • L’azienda ha fatto un passo indietro sulla parte alta della retribuzione confermandone il valore e le incidenze per tutti i lavoratori in forza (per la Fiom non rientrava e non rientra in beni trattabili e cedibili)
  • Per i  nuovi assunti questo non vale se non attraverso una scala temporale di 5 anni dove andranno ad acquisire gli stessi diritti dei “vecchi” (questo è il primo elemento che per la Fiom non è accettabile)
  • Gli esuberi passano da 71 a 35 e solo nell’area degli impiegati, con incentivi all’esodo e il ricorso a 24 mesi di CIGS per riorganizzazione
  • Al fine di ridurre gli esuberi nella parte produttiva, si è messo mano alla flessibilità andando oltre alle norme del CCNL (secondo elemento su cui la Fiom è contraria)
  • Sulla parte salariale, la proposta dell’azienda in un primo tempo era di travasare il premio Preferiale in un Premio di Risultato da concordare; rimossa la questione, il Premio Feriale rimarrà ma con un valore minimale, si passa da 962 € a 300 € all’anno a regime (terzo punto su cui la Fiom non è disponibile, dato che è salario continuativo alla pari della parte alta della retribuzione di fatto)
  • Vi sono poi una serie di norme da codificare sull’uso dei permessi individuali e delle ferie collettive

“Queste – dice Zantedeschi – sono le ragioni di merito per cui la Fiom provinciale non apporrà la propria firma. Cosa ancora più grave è che si faccia un simile accordo a fronte della situazione Finanziaria della Riello. Il debito è molto alto e vi sono notizie, mai smentite, che due società finanziarie USA, KKR e A&M, hanno acquisito parte dei crediti dalle Banche (Unicredit e Intesa San Paolo) relative ai debiti di Riello, sembra ad un prezzo scontato. Ciò sta a significare ad esempio che ipotizzando un credito di Unicredit di 100 Ml/€ questo è stato venduto ai due Fondi  a 80. Il che fa supporre che le banche stesse pensano di non riuscire a recuperare i propri crediti se rimasti in capo alla Riello. Va aggiunto che anche un’altra importante azienda del termo meccanico veronese, la Ferroli, fortemente indebitata (400 ml/€), è coinvolta nella cessione del credito a KKR e A&M.

Per tale ragioni in assemblea ho dichiarato che sarebbe stato il caso di sospendere le trattative ed attivare un tavolo presso il MISE, tavolo che in queste ore è stato unitariamente chiesto. Questo è per noi un punto fermo e, per quanto ci riguarda non firmeremo l’intesa consegnando i lavoratori ad un’avventura dai contorni incerti mentre la sola sicurezza è l’abbassamento del salario e dei diritti”.