PROGETTO INDUSTRIA 4.0: IL LAVORO SIA AL CENTRO

Nei giorni scorsi Cgil, Cisl e Uil hanno inviato al ministro Calenda un documento a fronte del “Progetto Industria 4.0” che punta innanzitutto a richiamare il governo alla responsabilità di realizzare davvero una governance democratica e assume la condizione del lavoro e la creazione di nuova e buona occupazione quali requisiti indispensabili per far crescere l’apparato produttivo.

“A maggior ragione ora, che anche i più tenaci sostenitori della teoria secondo la quale il deficit competitivo dell’industria italiana dipende da un eccesso di tutele nel mercato del lavoro stanno misurando il proprio fallimento strategico, è fondamentale si realizzi un’efficace politica di investimenti che assicuri un salto di qualità nel nostro modello di specializzazione quale unica possibilità per assicurare un futuro manifatturiero al Paese e la sua tenuta economica e sociale”, sostiene in un intervento su Rassegna Sindacale Alessio Gramolati, responsabile del coordinamento Politiche industriali della Cgil nazionale.

“Non a caso – aggiunge – il documento di Cgil, Cisl e Uil parte dall’affermazione che quella di Industria 4.0 è una sfida senza alternative e un’opportunità per il Paese. Progetto e opportunità a cui però i sindacati confederali non intendono fare sconti, a partire dalla richiesta di una governance efficace, poco burocratica e meno centralista, collegata ai sistemi territoriali, anche valorizzando ed estendendo gli osservatori sulle imprese innovative già definiti in alcune regioni. Un progetto che riduca le polarizzazioni, a partire da quelle tra Nord e Sud, con azioni che coinvolgano le piccole e medie imprese, i servizi, la pubblica amministrazione, senza le quali le aspettative di crescita, di competitività e di produttività rischiano di non trovare risposta. Un progetto, nella richiesta unanime del sindacato, che oltre agli aspetti tecnologici metta al suo centro il “Lavoro 4.0”, i temi della formazione e delle competenze, quello degli orari, della loro gestione, di una diversa redistribuzione e di nuove possibilità di riduzione, anche per fronteggiare efficacemente i rischi di disoccupazione tecnologica”.

Non solo. “Nel documento – spiega Gramolati – si avanza il tema di nuove forme di partecipazione delle persone che lavorano in questi processi e nella prestazione lavorativa, valorizzando in primo luogo la contrattazione collettiva. Una richiesta di confronto a tutto tondo, sostenuta anche dal fatto che in molti Paesi europei sono già stati avviati progetti molto significativi, quegli stessi che nel documento sono indicati come modelli virtuosi, proponendo una sorta di banchmarking europeo sulle migliori esperienze realizzate finora. Vedremo se il governo vorrà prendere il meglio di quel che è stato fatto e produrre un salto in avanti, oppure se vorrà lasciare il nostro Paese in un deficit di innovazione sociale, che da sempre rappresenta il miglior motore per un’efficace politica di innovazione tecnologica. In ogni caso, Cgil, Cisl e Uil una strada l’hanno tracciata, ed è una buona notizia per il lavoro”.

Qui il documento