PRECARI DELLA RICERCA IN MANIFESTAZIONE A ROMA

Manifestazione questa mattina a Roma, davanti al ministero della Funzione pubblica, dei precari della ricerca. “Il precariato ha assunto dimensioni drammatiche – spiegano Flc Cgil, Fir Cisl e Uil Rua – a causa di un indiscriminato blocco delle assunzioni e di tagli lineari ai finanziamenti”. Dalla legge di stabilità, attualmente in discussione in Senato, per questo settore sembrano arrivare solo briciole. Lavoratori e sindacato chiedono al Governo di rilanciare il comparto e stabilizzare tutti i precari che lavorano negli enti di ricerca con contratti a termine.

“Sono anni che i precari continuano a fare il proprio lavoro senza fondi, senza riconoscimenti e senza alcuna certezza nel futuro. Adesso siamo arrivati a un punto di non ritorno e ci aspettiamo coerenza” scrivono Flc, Fir e Rua. “È fondamentale – aggiungono – che la prossima legge di stabilità riconosca alla ricerca pubblica il ruolo di pivot per lo sviluppo del Paese. Sarebbe poco lungimirante disperdere le professionalità che gli enti pubblici esprimono e che sono al servizio del Paese”.
Senza il contributo di questi lavoratori, osserva il sindacato, il sistema della ricerca non può pensare di competere con i livelli di eccellenza nel panorama internazionale. Dalla finanziaria 2018 non sembra però emergere una svolta. “A fronte delle migliaia di precari – spiegano i sindacati – sarebbero state stanziate risorse per coprire solo 300 posti negli enti di ricerca.”

E intanto l’Italia ha non solo la spesa in ricerca tra le più basse d’Europa, ma costituisce “praticamente uno dei pochi casi di contrazione in valore assoluto nell’ultimo decennio. Gli altri casi sono la Grecia e il Portogallo. In tutti gli altri paesi dell’area euro a 12, nonostante le difficoltà dei bilanci pubblici, la crescita della spesa in ricerca non si è mai interrotta”

Per i sindacati, dunque, è prioritario predisporre finanziamenti adeguati per invertire il trend. “Riteniamo che la stabilizzazione dei precari degli enti pubblici di ricerca sia obiettivo praticabile nel quadro dei 20 miliardi complessivamente stanziati” affermano le categorie di Cgil, Cisl e Uil che sollecitano Esecutivo e Parlamento a “valorizzare le professionalità del personale degli enti, da troppo tempo penalizzate dal blocco del contratto e dalle invasioni normative che hanno mortificato le norme contrattuali esistenti”.