PARTE L’INIZIATIVA PER IL DIRITTO ALLA SALUTE

Con un convegno di due giorni (il 4 e 5 luglio a Roma) cui hanno partecipato sindacalisti, esperti e rappresentanti delle istituzioni, la Cgil ha dato il via ad un’iniziativa sulla sanità. Obiettivo è costruire una mobilitazione unitaria che riporti al centro il diritto alla salute, coinvolgendo i cittadini e le associazioni.
L’idea è quella di partire dal territorio per arrivare a una grande iniziativa nazionale, come accadde nel ‘78 quando anche grazie alla battaglia dei lavoratori fu conquistata la riforma sanitaria.
Alla base, un documento formulato al termine dei lavori.

“Il diritto alla tutela della salute e alle cure, sancito dalla nostra Costituzione, non è garantito in modo uniforme ed equo in tutto il territorio nazionale e per tutti – recita il testo – Per questo la Cgil propone una grande mobilitazione, in primo luogo unitaria con Cisl e Uil, per restituire forza al servizio sanitario nazionale pubblico e universale.

Per garantire il diritto alla salute e alle cure in tutto il Paese non basta il recente decreto che ha definito i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, atto importante ma non sufficiente. Occorre innanzitutto adeguare le risorse destinate al finanziamento sanitario, invertendo le previsioni del Def che prevedono per il 2019 un crollo del rapporto spesa sanitaria PIL dal 7% al 6,4%, e aggiornando i criteri di riparto del fondo sanitario tra le Regioni”.
È necessario poi, secondo il documento, “rimuovere gli ostacoli che costringono i cittadini a rinunciare alle cure”, e quindi “superare i ticket, con un’ exit strategy da discutere anche con i sindacati, abbattere le liste d’attesa, monitorare e intervenire sull’applicazione dei Lea per rimediare alla frantumazione del Servizio Sanitario Nazionale, considerando anche le differenze di genere”, e ingaggiare una “lotta alla corruzione, non solo con il decisivo ruolo dell’Anac, ma anche con l’impegno della società civile”.
Viene quindi sottolineato come “i crescenti bisogni dovuti ai cambiamenti demografici richiedano una profonda riorganizzazione dell’ assistenza sanitaria e sociale”, che deve   partire da “più prevenzione, più assistenza nel territorio e più integrazione socio sanitaria, tema cruciale per le nuove politiche di welfare che richiede un ruolo attivo dei Comuni”. Inoltre è fondamentale “una massiccia e diffusa innovazione tecnologica”.

La Cgil ricorda che “l’universalità dei diritti è fondata sulla centralità della funzione pubblica” ma che va riconosciuto “un giusto ruolo al settore privato, per questo servono regole e standard precisi”. A tale proposito “preoccupano i decreti attuativi della legge di riforma del III Settore, che rischiano di favorire un’irruzione delle logiche di mercato nell’assistenza socio sanitaria”.
Nel corso del dibattito è stata dedicata una riflessione anche al welfare contrattuale e all’assistenza sanitaria integrativa, il cui ricorso va orientato “per sostenere il welfare universale e il Ssn”. “L’innovazione e la riorganizzazione del Ssn sono possibili solo valorizzando il lavoro, superando le precarietà, salvaguardando e aumentando i livelli di occupazione, rinnovando e rispettando i contratti”. E “accanto al lavoro altamente qualificato del Ssn, nella lunga filiera dei servizi socio sanitari, c’è troppo lavoro ‘povero’ e precario, che deve ottenere più valore e solidità”.

In conclusione, il documento evidenzia come il servizio sanitario nazionale nel garantire il diritto alla salute e alle cure sia anche “un eccellente investimento economico” in quanto la filiera della sanità vale oltre 150 miliardi e per ogni euro speso in sanità si generano 1,7 euro circa. Anche per questo, come hanno fatto molti altri paesi, occorre investire nel settore”.