PARCHI NAZIONALI: LE NEGATIVITÀ DELLA NUOVA LEGGE

Il 20 Giugno la Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge quadro sui parchi, testo che modifica la legge 394/91. Ora il provvedimento torna al Senato che valuterà le modifiche apportate, prima dell’approvazione definitiva.
Il testo, che la Cgil aveva già criticato nei mesi scorsi, enfatizza la valorizzazione dei “marchi” e gli introiti derivanti da “royalties” sulle attività economiche più impattanti sull’ambiente.

“Il movimento ambientalista, i portatori d’interesse e le associazioni di categoria – riferisce una nota della Cgil – avevano manifestato unitariamente la propria contrarietà e presentato precise proposte e soluzioni rispetto alle molteplici questioni emerse.
Ebbene, tali istanze sono rimaste quasi totalmente inascoltate e ciò a causa del ruolo che la politica intende oggi assegnare ai parchi e alle aree protette: non più primari attori della conservazione della natura, nel nome di un interesse nazionale costituzionalmente sovraordinato, ma attori territoriali di concertazione in un contesto in cui l’elemento della promozione economica risulta spesso prevalente”.

Molteplici le criticità, segnalate dalla Cgil, che mettono a serio repentaglio la conservazione della biodiversità e del territorio del nostro Paese: “non sono più in maggioranza i rappresentanti degli interessi statali nell’ambito dei Consigli Direttivi dei Parchi Nazionali, l’approccio scientifico alla gestione dei parchi viene completamente svalutato, lo Stato arretra a favore degli enti locali finanche nella gestione delle Aree Marine Protette, la procedura di nomina dei Presidenti Nazionali di fatto mette la scelta nelle mani di Regioni ed Enti Locali, la nomina dei Direttori dei Parchi Nazionali è nelle mani del Presidente e dei Consigli Direttivi degli Enti e si è rinunciato a fare la cosa più logica che era quella del concorso pubblico per titoli ed esami.
Rispetto ad un quadro in cui saranno gli interessi locali ad essere prevalenti, la riapertura della possibilità di attività petrolifere, la debolezza del sistema della royalties, la gestione “fai da te” per l’utilizzo dei marchi del parco, la cancellazione della previsione di Parco Nazionale del Delta del Po, il cattivo sistema di “controllo faunistico” costituiscono – dice la Cgil – segnali inequivocabili dello spostamento dei parchi verso un approccio economicistico che confonde e diluisce le primarie competenze di conservazione e tutela e non farà bene né alla natura né all’economia.

La Cgil, ancora una volta, critica fortemente tale provvedimento e sebbene riteniamo necessario un aggiornamento della normativa in merito, ribadiamo la necessità che tali azioni siano sempre volte alla salvaguardia del benessere dell’ambiente e delle popolazioni che lo abitano.
In tal senso, ci auspichiamo un passo indietro del Governo, al quale chiediamo che, in tale delicato processo, tenga nella dovuta considerazione la totalità dei portatori d’interesse coinvolti.”