IPAB: LA REGIONE FERMI LE PRIVATIZZAZIONI. LA FP CGIL DENUNCIA IL PROLIFERARE DI GESTIONI DI TUTTI I TIPI IN ASSENZA DI UNA NORMATIVA E CHIEDE ALLA REGIONE DI DECIDERSI A LEGIFERARE. APPELLO AL CONSIGLIO.

Altro che “autonomia dei veneti”! La Regione non è nemmeno in grado di emanare una legge di riforma delle Ipab, lasciando il settore nel caos. Lo denuncia la Fp Cgil del Veneto, allarmata dal proliferare di scelte privatistiche adottate, struttura dopo struttura, nell’ultimo periodo. Non solo si è assistito a trasformazioni in Fondazioni, ma addirittura si è arrivati al caso di case di riposo affidate, con gestioni trentennali, a cooperative, quale la Ca’ dei Nonni di Albaredo d’ Adige, ora governata dalla coop Csa di Mantova.

Il tutto senza un indirizzo comune e senza relazioni ed interconnessioni con il territorio per portare a sistema il servizio assistenziale socio-sanitario del Veneto.

A tutto questo, secondo la Fp, va posto un argine e la legislazione sul settore, attesa da 15 anni, deve essere uno dei primissimi impegni della nuova Amministrazione regionale, chiamata a ribadirne il ruolo pubblico e fissare il livello e la qualità delle prestazioni in un universo costituito da circa 200 strutture (di cui 110 per anziani) con circa 25.000 assistiti e 10.000 operatori e che assorbe fior di contributi pubblici, oltre alle rette in carico alle famiglie.

Per questo la Fp ha lanciato l’appello in occasione della prima seduta del Consiglio regionale cui chiede di “fermare i processi di trasformazione che non sono ricondotti ad una normativa regionale e di procedere alla riforma delle Ipab”

 

Di seguito la nota di Palma Sergio, Segretaria regionale della Fp Cgil, sulla questione

“Quando non si decide in effetti è già tutto scritto ed accade. Questa la linea utilizzata fino ad oggi dalla Regione Veneto rispetto alle IPAB, disattendendo l’attivazione di un percorso normato, condiviso con la cittadinanza, che doveva avere legittimità come previsto dalla legge 328/2000 che determinava la trasformazione delle IPAB e che doveva avvenire entro il 31 dicembre 2003 (Dlgs. 207/2001 che privilegia la trasformazione in Istituzione di diritto pubblico).

Da allora, ben 15 anni sono passati, sono stati scritti diversi disegni di legge (ben 12), quanta carta sprecata! 15 anni di impegni, senza nessun fatto concreto.

Nel frattempo si sono verificate le situazioni più svariate, dalle gestioni trentennali di case di riposo pubbliche date a cooperative, alla disinvolta trasformazione in Fondazioni, tutto sul versante dell’assistenza privata, salvo, però, accreditarsi ed essere pagati con soldi pubblici.

L’intenzione della Regione Veneto è chiara ormai: Che le cose vadano, che siano lasciate andare e che ognuno faccia come più gli aggrada senza un indirizzo comune e chi se ne frega se le prestazioni sono di qualità o meno, chi se ne frega se si sfruttano i lavoratori, l’importante è risparmiare, anzi investire sui bisogni degli anziani e delle loro famiglie. Anziani: il business futuro dei prossimi anni, c’è tutta la generazione del baby boom che avanza.

E’ ora che la Regione Veneto eserciti il proprio ruolo legiferando la trasformazione delle IPAB e che ne tuteli la natura pubblica ed un servizio di qualità pensando alle Ipab anche come strutture aperte e flessibili all’interconnessione territoriale (assistenza domiciliare) e come luoghi di incontro ed interazione intergenerazionale.

Bisogna sottrarre le Ipab agli appetiti dei privati valorizzandole ed utilizzandole fattivamente nello sviluppo della rete territoriale dei servizi.

La FP CGIL del Veneto chiede alla Regione di fermare i processi di trasformazione che non sono ricondotti ad una normativa regionale e di procedere ad una riforma delle Ipab che tenga conto dei veri bisogni e non di quelli indotti, a tutela di un sistema pubblico che continui ad essere garante di prestazioni pubbliche agli anziani.

Non è privatizzando le Ipab che si garantisce lo Stato Sociale”.