E’ stato firmato questa mattina il protocollo sulla legalità tra Regione, parti sociali e quelle istituzioni

“LA FIRMA DEL PROTOCOLLO SULLA LEGALITÀ È SOLO IL PRIMO PASSO DI UNA LOTTA SERRATA CONTRO LA CRIMINALITÀ”.
dichiarazione di Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto

“Dopo l’ennesima ondata di arresti legati alla presenza della criminalità organizzata nel Veneto, avvenuta nei primi mesi dell’anno, abbiamo chiesto alla Giunta regionale di attivare un tavolo sulla legalità.
Anche le inaccettabili intimidazioni di questi giorni indirizzate all’eurodeputata Rosanna Conte – a cui va tutta la nostra solidarietà – non fanno che confermare l’urgenza di un cambio di passo nella nostra Regione nell’affrontare questa delicata tematica.
Dopo una prima convocazione nel marzo scorso da parte del Presidente Zaia abbiamo cominciato a lavorare ad un Protocollo che mettesse insieme Istituzioni, parti sociali, associazioni datoriali per contrastare efficacemente le infiltrazioni criminali nel nostro tessuto produttivo, senza delegare alla sola magistratura e alle forze dell’ordine il compito di vincere questa difficile battaglia.
Il lavoro svolto in questi mesi vede oggi un primo passo importante con la firma a Palazzo Balbi di precisi impegni che, da domani, devono trasformarsi in atti concreti.
Come Sindacati, siamo impegnati da anni su questo terreno. La stessa legge regionale in materia, la n. 48 del 2012, è stata frutto anche di una nostra iniziativa.
Fu allora che, per la prima volta, entrò nell’agenda istituzionale regionale il pericolo rappresentato dall’insediamento in Veneto delle mafie e la necessità di contrastarlo.
Purtroppo, si sono accumulati ritardi e lacune nell’attuazione di quel provvedimento, che non ha prodotto gli effetti sperati. Nel frattempo, ha ripreso piede la tesi che minimizza il fenomeno, dipinto come esogeno rispetto al nostro contesto e causato da poche mele marce provenienti da altre regioni del Paese.
Le tante inchieste che si sono susseguite hanno invece dimostrato il contrario: siamo di fronte a una presenza radicata, di dimensioni molto significative, che ha trovato terreno fertile in un sistema di illegalità diffusa.
Per quanto ci riguarda abbiamo fatto fino in fondo la nostra parte, non limitandoci a vigilare, e non esitando a denunciare anche giudiziariamente i casi venuti a nostra conoscenza nei luoghi di lavoro.
Così come abbiamo utilizzato ogni spazio contrattuale per favorire il rispetto rigoroso delle regole nei rapporti economici e di lavoro.
Probabilmente l’azione più importante che abbiamo condotto è stata di tipo culturale: nelle scuole, tra i lavoratori, nelle piazze; pensiamo solo alla straordinaria e partecipatissima manifestazione di Libera lo scorso 21 marzo a Padova.

In continuità con questa azione, abbiamo sollecitato e contribuito a redigere il Protocollo sulla Legalità, che si pone l’obbiettivo:
• di attuare le parti della Legge 48 rimaste solo sulla carta;
• di fare lo stesso con un altro importantissimo protocollo, quello in materia di appalti nelle aziende ed enti del servizio sociosanitario regionale, totalmente disatteso (come dimostra la vicenda della ristorazione ospedaliera);
• di regolamentare in maniera stringente la gestione di tutti gli altri appalti regionali, portando finalmente a termine il confronto tra Regione e Parti sociali in essere da tempo;
• di costituire una sede formale di coinvolgimento e coordinamento permanenti di tutti i soggetti firmatari.

La politica degli appalti è decisiva per impedire la violazione sistematica della legalità sul piano fiscale, contributivo, della salute e la sicurezza, dei diritti fondamentali dei lavoratori.
È in questo contesto che la criminalità organizzata si inserisce con i suoi capitali illeciti grazie alla collusione di operatori economici e finanziari autoctoni.
Pochi giorni fa c’è stata qui in Veneto la visita della Commissione parlamentare Antimafia, e non è la prima volta che succede.
Anche questo è il segno che il problema c’è ed è noto alle massime Istituzioni del Paese.
Non si risolve ovviamente a livello territoriale, ma senza la consapevolezza e un impegno costante degli attori economici, sociali e istituzionali veneti nessun rimedio verrà calato dall’alto.
Il Protocollo è solo il primo passo, come Cgil faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per attuarlo e per vincere una sfida da cui dipende la qualità non solo del nostro sviluppo, ma anche della nostra democrazia e della convivenza civile”.