CULTURA VENETA NELLE SCUOLE: LE PERPLESSITÀ DELLA FLC

Un’intesa è stata siglata il 16 ottobre tra Ministero dell’istruzione e della Ricerca (presente il Ministro dell’Istruzione) e Regione Veneto per sviluppare nei programmi scolastici la storia e la cultura veneta. Ma cosa studieranno i nostri ragazzi? Lo chiede il Segretario Generale della Flc del Veneto, Marta Viotto, che pone anche la questione relativa al reclutamento dei formatori.

“L’intesa – dice Viotto – prevede percorsi di formazione rivolti a docenti e studenti su temi e didattiche al fine di sviluppare lo studio e la conoscenza della storia e della cultura del Veneto e della storia dell’emigrazione veneta in tutte le scuole del territorio regionale, di ogni ordine e grado. In tale ambito si costituirà una commissione paritetica che selezionerà i ‘formatori’ e valuterà le proposte formative rivolte agli insegnanti del Veneto.
I 5 docenti che dovranno fungere da formatori – prosegue Viotto – saranno scelti “nell’ambito della quota di potenziamento del corpo docenti”. Ma cosa significa ciò? Come interpretare tale informazione se, come noto, non esistono (o non dovrebbero più esistere) docenti interamente impiegati nella quota di potenziamento? Saranno distaccati? O il tema è talmente importante da far pensare a deroghe legislative applicabili solo in presenza di particolari argomenti? E’ più importante avere un distacco da assegnare alle scuole per il funzionamento ordinario degli istituti o si ritiene paradossalmente più importante avere un distacco per inserire una nuova disciplina non richiesta dall’attuale ordinamento?”

Ma le perplessità non mancano anche nel merito dell’iniziativa. “Colpisce – osserva Viotto – che dalle dichiarazioni di Zaia (per non parlare di Sandonà) non vi sia il benché minimo accenno al fatto che la storia e la cultura del Veneto siano da sempre legati alla storia e alla cultura dell’Italia.
Un nesso assente dalle loro parole: quasi come se questa terra si fosse formata storicamente per partenogenesi, senza aver contratto mai alcun debito nei confronti di quella più ampia comunità alla quale apparteneva anche prima dell’unità italiana. Un concetto sbagliato: la “cultura” veneta, si presenta oggi come la risultante di una somma di contributi che, in massima parte, sono venuti da influssi e rapporti costanti con l’altro. Omettere questa evidenza storica, linguistica e, più ampiamente, culturale ci porta lungo una strada di chiusura potenzialmente pericolosa.
Se Zaia tace su questo aspetto, per fortuna il testo del protocollo sembra richiamare un qualche legame tra “il patrimonio storico – culturale nelle sue dimensioni nazionali e locali” ma sembra un nesso poco solido e poco convinto.
Fa piacere – conclude Viotto – constatare che tra le materie da proporre allo studio di questa commissione paritetica vi sia anche l’emigrazione veneta. Si spera che lo studio delle vicissitudini di migliaia di veneti costretti ad emigrare in terre anche lontane funga da stimolo per comprendere anche le ragioni di chi al giorno d’oggi cerca di farsi un futuro emigrando”.