Christian Ferrari al XIV Congresso CES/ETUC

I populismi sono solo il termometro che misura la febbre,
ma la malattia è la grande questione sociale dei nostri tempi,
intrecciata indissolubilmente con la questione democratica.
Dobbiamo fare i conti con i limiti e gli errori di un processo
di integrazione che ha abbandonato il modello sociale europeo.

L’intervento del Segretario generale della Cgil del Veneto, Christian Ferrari, al XIV Congresso CES/ETUC che si sta svolgendo, in questi giorni, a Vienna:

“Care compagne e cari compagni, provengo da un Paese che rappresenta un monito per l’intera Europa. L’Italia è la prova della pericolosità delle destre nazionaliste e xenofobe. Per sconfiggerle però non bastano le parole, vanno affrontate le contraddizioni e i bisogni che le alimentano. I populismi sono solo il termometro che misura la febbre, ma la malattia è la grande questione sociale dei nostri tempi, intrecciata indissolubilmente con la questione democratica. Dobbiamo fare i conti con i limiti e gli errori di un processo di integrazione che ha abbandonato il modello sociale europeo.

Ho ascoltato con grande rispetto il Presidente Juncker, mi permetto però di dire che i passi avanti rivendicati sono molto meno di ciò che serve. Per rilanciare il processo di integrazione, è indispensabile una netta discontinuità nelle politiche economiche europee. La flessibilità non è la soluzione, perché rimane nel solco del Fiscal Compact. Dobbiamo sciogliere definitivamente due nodi strutturali.

Primo: basta con l’austerità che compromette la crescita, allarga le diseguaglianze, e fallisce lo stesso obbiettivo che la giustifica: il riequilibrio della finanza pubblica. In italia è esploso il rapporto debito/PIL proprio con l’intensificarsi delle politiche di rigore. Per non parlare della Grecia, la pagina più nera della storia dell’Unione, il Paese-Simbolo del collasso della solidarietà europea! Viceversa, il Portogallo costituisce la prova vivente che cambiare si può, e che cambiare è la cosa giusta.

Secondo punto: va superato il modello mercantilista tutto schiacciato sull’export, sulla deflazione salariale, sulla svalutazione competitiva del lavoro. La variante europea del neoliberismo, che ha esasperato la competizione tra lavoratori e tra paesi. L’export è importante, ma se lo si alimenta comprimendo la domanda interna non è mai un buon affare, e non lo è sicuramente per i lavoratori. Noi siamo il primo mercato del mondo – con 500 milioni di persone – la cui straordinaria potenzialità di sviluppo è stata in questi anni compressa.
Dobbiamo puntare sulla domanda interna rilanciando gli investimenti – con gli Eurobond e con la Golden rule – e aumentando i salari. Dobbiamo liberarci dalla camicia di forza che ci imprigiona. Serve una battaglia per cambiare i trattati e la costituzione economica europea, profondamente intrisi di logica mercatista.

Da qui si deve passare, per un vero Social Compact! E solo così sconfiggeremo le destre nazionaliste e xenofobe!
Serve la Politica, ma serve anche il Sindacato europeo. Un’Europa diversa, più unita e più forte va realizzata anche nella nostra dimensione. Va bene il dialogo sociale, ma noi abbiamo bisogno di una vera contrattazione collettiva europea. È una sfida difficile, ma ineludibile. Ed è la sfida che abbiamo di fronte anche per fare della CES un soggetto politico e sindacale più forte e più utile per tutti.”

Christian Ferrari al XIV Congresso CES

👉 I POPULISMI sono solo il TERMOMETRO CHE MISURA LA FEBBRE, ma la MALATTIA è la GRANDE questione SOCIALE dei nostri tempi, intrecciata INDISSOLUBILMENTE con la questione DEMOCRATICA👉 Dobbiamo fare i conti con i limiti e gli errori di un processo di integrazione che ha ABBANDONATO il modello sociale europeo🎙 L'intervento del Segretario generale della Cgil del Veneto, Christian Ferrari, al XIV Congresso CES/ETUC che si sta svolgendo, in questi giorni, a Vienna:"Care compagne e cari compagni,provengo da un Paese che rappresenta un monito per l’intera Europa.L'Italia è la prova della pericolosità delle destre nazionaliste e xenofobe. Per sconfiggerle però non bastano le parole, vanno affrontate le contraddizioni e i bisogni che le alimentano.I populismi sono solo il termometro che misura la febbre, ma la malattia è la grande questione sociale dei nostri tempi, intrecciata indissolubilmente con la questione democratica.Dobbiamo fare i conti con i limiti e gli errori di un processo di integrazione che ha abbandonato il modello sociale europeo.Ho ascoltato con grande rispetto il Presidente Juncker, mi permetto però di dire che i passi avanti rivendicati sono molto meno di ciò che serve.Per rilanciare il processo di integrazione, è indispensabile una netta discontinuità nelle politiche economiche europee.La flessibilità non è la soluzione, perché rimane nel solco del Fiscal Compact.Dobbiamo sciogliere definitivamente due nodi strutturali.Primo: basta con l’austerità che compromette la crescita, allarga le diseguaglianze, e fallisce lo stesso obbiettivo che la giustifica: il riequilibrio della finanza pubblica.In italia è esploso il rapporto DEBITO/PIL proprio con l'intensificarsi delle politiche di rigore.Per non parlare della Grecia, la pagina più nera della storia dell’Unione, il Paese-Simbolo del collasso della solidarietà europea!Viceversa, il Portogallo costituisce la prova vivente che cambiare si può, e che cambiare è la cosa giusta.Secondo punto: va superato il modello mercantilista tutto schiacciato sull’export, sulla deflazione salariale, sulla svalutazione competitiva del lavoro.La variante europea del neoliberismo, che ha esasperato la competizione tra lavoratori e tra paesi.L’export è importante, ma se lo si alimenta comprimendo la domanda interna non è mai un buon affare, e non lo è sicuramente per i lavoratori.Noi siamo il primo mercato del mondo – con 500 milioni di persone – la cui straordinaria potenzialità di sviluppo è stata in questi anni compressa.Dobbiamo puntare sulla domanda interna rilanciando gli investimenti – con gli Eurobond e con la Golden rule – e aumentando i salari. Dobbiamo liberarci dalla camicia di forza che ci imprigiona.Serve una battaglia per cambiare i trattati e la costituzione economica europea, profondamente intrisi di logica mercatista.Da qui si deve passare, per un vero Social Compact!E solo così sconfiggeremo le destre nazionaliste e xenofobe!Serve la Politica, ma serve anche il Sindacato europeo.Un’Europa diversa, più unita e più forte va realizzata anche nella nostra dimensione.Va bene il dialogo sociale, ma noi abbiamo bisogno di una vera contrattazione collettiva europea.È una sfida difficile, ma ineludibile.Ed è la sfida che abbiamo di fronte anche per fare della CES un soggetto politico e sindacale più forte e più utile per tutti."

Posted by Cgil Veneto on Wednesday, 22 May 2019