CEMENTIFICAZIONE ANCORA IN CRESCITA. SERVE UNA LEGGE PER BLOCCARLA

In un anno l’Italia ha perso altri 52 chilometri quadrati, pari ad un aumento di consumo di suolo dello 0,23%. Ma è il Veneto la regione dove la cementificazione è cresciuta più che in tutte le altre regioni italiane, registrando un più 0,50%: oltre il doppio della media nazionale.
Non solo. Ma la nostra regione, assieme alla Lombardia, è quella che ha il massimo del territorio occupato: 226.000 ettari, pari al 12,35%.
La situazione, fotografata dall’ultimo rapporto dell’Ispra, sottolinea una ripresa del consumo di suolo che va di pari passo con la ripresa economica. Ma così si distrugge il paese e se ne mette a repentaglio la sicurezza.

La Flai interviene rilanciando la richiesta di una legge nazionale. Ma ciò in ogni caso non esime le amministrazioni locali, per le loro competenze, dall’assumere l’obiettivo di bloccare l’avazata del cemento. Vale soprattutto per i Comuni, ma in parte anche per la Regione a fronte delle deroghe previste nei suoi strumenti di governo del territorio (ad esempio nel piano casa).
“L’ultimo rapporto Ispra, presentato alla Camera dei deputati – osserva la Flai –  ribadisce la tendenza del nostro Paese a consumare se stesso, a cementificare il proprio suolo, impermeabilizzandolo e rendendolo indisponibile a qualsiasi intervento futuro”.
Per il sindacato dell’agroindustria, “i dati, oltre a sottolineare l’avvio di una stagione in cui non si consuma più solo il suolo agricolo, ma iniziano ad essere aggrediti anche i territori ricadenti in aree soggette a vincoli paesaggistici, dicono che il nostro Paese ha perso altri 52 chilometri quadrati di suolo. La preoccupazione maggiore riguarda la velocità con cui sottraiamo questa risorsa al nostro paese: 2 metri quadrati al secondo.
L’8% del nostro territorio – aggiunge la Flai Cgil –  è già andato perso e la strada scelta è quella di deturpare anche le aree protette, azione questa che impedisce qualsiasi tipo di ragionamento su uno sviluppo serio e sostenibile per il nostro paese.
Di questo passo mancherà a breve la condizione fondamentale su cui fondare lo sviluppo e la crescita delle nostre comunità: la terra.

Questa tendenza al consumo, impostasi nel nostro Paese da un decennio, lo espone ad un triplice rischio: aumento del rischio idrogeologico, diminuzione del valore ambientale del nostro Paese e diminuzione del potenziale agricolo”.
Per questo, per la Flai “è urgente riavviare l’iter legislativo che blocchi il consumo del suolo in Italia. Non è pensabile – dice – che di fronte a migliaia di ettari già impermeabilizzati si continui la cementificazione delle coste e delle campagne italiane invece di mettere in sicurezza il territorio e bonificare quanto già costruito ed edificato.
Rilanciare il percorso della legge sul blocco del consumo del suolo è l’unica soluzione per un paese che ha già perso 1/4 del terreno agricolo a disposizione e che di questo passo in pochi anni avrebbe il 10% del suo territorio impermeabilizzato per sempre, perdendo opportunità di iniziative economiche e in termini occupazionali sul versante della filiera agroalimentare e delle produzioni di qualità”.