APE SOCIALE: FINALMENTE I DECRETI MA C’È CAOS

Dal 19 giugno e fino al 15 luglio si possono presentare le domande di Ape Sociale che consentono il pensionamento anticipato senza oneri per alcune categorie di lavoratori.
Lavoratori precoci: possono accedere alla pensione anticipata con 41 anni di contribuzione entro il 2017 e 12 mesi di contributi versati prima del compimento del 19° anno di età.
Ape sociale: consente di anticipare la scadenza della pensione di vecchiaia. Per accedere bisogna avere 63 anni di età entro il 2017.

L’accesso agli strumenti di anticipazione è riservato solo ai soggetti che soddisfano alcuni requisiti, tra loro alternativi:

  • Disoccupati iscritti ai Centri per l’Impiego senza ammortizzatori da 3 mesi post licenziamento / dimissioni per giusta causa da contratto a tempo indeterminato
  • Disabili con almeno il 74% di invalidità
  • Familiari che assistono da 6 mesi un parente di 1° grado convivente in stato di gravità (legge 104)

In questi tre casi, per accedere all’ape sociale, servono almeno 30 anni di contributi.

L’indennità spetta anche a coloro che svolgono “lavori gravosi”.
In questo caso per accedere all’Ape sociale bisogna avere 36 anni di contributi e aver svolto la mansione “gravosa” in via continuativa per almeno 6 anni negli ultimi 7.

Per ricevere le informazioni, verificare se si rientra nelle categorie previste e presentare la domanda ci si può rivolgere alle sedi dell’Inca Cgil presenti in tutti i territori.

 

MA INTANTO È CAOS NELLE DOMANDE: lo denuncia Fulvia Colombini, del collegio di presidenza Inca, che spiega: “il 19 giugno è iniziato il tour de force per la presentazione delle domande di Ape sociale, finalizzate all’accompagnamento alla pensione di coloro che hanno 63 anni di età e di quelle per la pensione anticipata rivolta ai lavoratori precoci, ovvero coloro che hanno dodici mesi di contributi versati prima dei 19 anni di età.
Queste due agevolazioni sono il frutto di un verbale di sintesi tra il Governo e Cgil Cisl e Uil, firmato a settembre 2016 e sono state inserite dal Parlamento nella legge di Bilancio 2017, affinché fossero operative a partire dal 1° maggio 2017.

Il Governo aveva il compito di pubblicare i decreti attuativi entro 60 giorni dall’ entrata in vigore della legge di Bilancio, ma questi, dopo una lunga quanto inspiegabile attesa, sono stati pubblicati solo la sera del16 giugno e le procedure informatiche per l’invio delle domande sono state messe a disposizione da Inps, a partire da sabato 17 giugno.
I tempi per la presentazione delle richieste risultano quindi ristrettissimi perché il termine è previsto per il 15 luglio 2017; cioè, neppure un mese a fronte dei 6 mesi impiegati dal Governo per emanare i Decreti attuativi”.

Così negli uffici dell’Inca si stanno riversando migliaia di lavoratori e disoccupati che chiedono di poter fare la domanda. Si sta diffondendo la psicosi di non arrivare in tempo perché i fondi a disposizione sono limitati e solo coloro che arrivano per primi potranno accedere al pensionamento anticipato.
“Infatti – spiega Colombini-  tra i criteri della graduatoria che verrà stilata dall’Inps, oltre ai requisiti anagrafici, contributivi e soggettivi delle persone (come ad esempio, essere invalidi o disoccupati, svolgere lavori gravosi, oppure assistere un parente di prima grado disabile, ecc.), il Governo ha avuto la brillante idea di inserire anche che a parità di condizioni si terrà in considerazione la data e l’ora di presentazione della domanda. Pertanto, tutti cercano di assicurarsi che la richiesta venga inviata il più presto possibile.

La prima giornata di predisposizione delle domande – dice ancora Colombini – si è svolta nel caos: il sistema informatico Inps ha subìto un blocco totale nelle prime ore della mattinata, poi ha ripreso a funzionare, però a rilento ed il giorno successivo il problema della lentezza delle procedure si è ripresentato.
Nel corso della giornata sono stati risolti da parte di Inps e su segnalazione dell’Inca, alcune problematiche di mal funzionamento della procedura informatica che presentava degli errori o omissioni, come la mancanza della domanda di richiesta dell’Ape, che non è stata disponibile fino a pomeriggio inoltrato.

Altre gravi problematiche rimangono tutt’ora aperte. Vogliamo soffermarci, nella nostra denuncia, su quanti hanno il diritto di accedere ai benefici perché svolgono lavori gravosi di varia natura. Per perfezionare la domanda, l’Inps richiede contestualmente l’invio della certificazione dell’azienda che attesti che il lavoratore abbia effettivamente svolto le mansioni gravose, per gli anni richiesti, sei anni sugli ultimi 7 di lavoro, oltre ad altra documentazione esplicativa dell’inquadramento professionale, del contratto collettivo applicato, del versamento dei contributi all’Inail, ecc.
L’Inps non accetta le domande se non è presente la citata documentazione aziendale, ma questa richiede tempi più lunghi, pensiamo per esempio alle aziende che si trovano in fallimento, in concordato preventivo, a quelle che hanno effettuato fusioni, incorporazioni, cessioni di ramo d’azienda, per cui la documentazione non risulta di immediata disponibilità.

Orbene, tutti questi lavoratori rischiano di essere esclusi dai benefici dell’Ape Sociale e dei Lavori precoci perché se l’Inps non modificherà le procedure, le loro domande saranno presentate dopo tutti gli altri, per fatti non dipendenti dalla volontà delle persone, quando probabilmente le risorse economiche potrebbero essere già terminate.
Abbiamo chiesto a Inps la modifica della procedura per garantire parità di condizioni di accesso a tutti e per tutelare i diritti individuali delle persone.
Ci sentiamo però di affermare che, con queste modalità burocratiche e negligenti, più autoreferenziali che rivolte a garantire i diritti dei cittadini, si rischia di trasformare delle conquiste sindacali utili e giuste in un calvario e in una corsa a ostacoli per coloro: lavoratori e patronati che sono impegnati gli uni per richiedere un diritto, gli altri per garantirlo; e a tutti loro siamo emotivamente vicini.
Il Governo, il Ministero del lavoro e l’Inps, a nostro avviso, dovranno farsi carico della situazione attuando tutte quelle modifiche, normative, organizzative e informatiche che possano assicurare i diritti contenuti della legge di Bilancio 2017, approvata dal Parlamento e che ha recepito l’intesa con le Organizzazioni sindacali dello scorso settembre”.