ANCORA I VOUCHER? NO, GRAZIE!

La Cgil è fermamente contraria all’ipotesi di reintrodurre i buoni lavoro (voucher) caldeggiata dal Governo che li vorrebbe rendere strutturali, soprattutto nell’agricoltura e nel turismo.
“La Cgil è assolutamente contraria all’ipotesi di reintroduzione dei voucher, contro cui continuiamo la nostra iniziativa. I voucher non sono uno strumento utile, in particolare in agricoltura”, ha dichiarato Susanna Camusso, segretario generale della confederazione che l’anno scorso si mobilitò con successo per frenare l’esplosione del ricorso ai buoni lavoro raccogliendo oltre 1.100.000 firme per un referendum abrogativo.

In una nota congiunta Cgil e Flai rispondono ora al ministro dell’Agricoltura Centinaio, particolarmente impegnato assieme al ministro Salvini per il ripristino dei vecchi voucher. “In agricoltura, come in tutti settori, i lavoratori si tutelano con contratti e regole sul mercato del lavoro, non certo con i voucher. E vogliamo ricordare che in agricoltura già esistono e si possono usare per studenti, pensionati e disoccupati” scrivono Cgil e Flai. “L’insistenza del ministro – aggiungono – nasconde dell’altro: si vuole deregolamentare il lavoro agricolo, la cui caratteristica della stagionalità è strutturale. Se l’obiettivo fosse pagare tutto il lavoro stagionale con i voucher, il lavoro agricolo contrattualizzato scomparirebbe e i voucher coprirebbero il lavoro nero”.
Così, anzichè contrastare il lavoro nero, “si arriverebbe a una sua ufficializzazione, nascondendo dietro ai voucher un lavoro che non è affatto occasionale. Una cosa assurda e vergognosa, che non permetteremo”, sottolineano Cgil e Flai le q7uali ricordano che “attualmente, con il contratto nazionale appena sottoscritto e i contratti provinciali di lavoro, e considerando che in agricoltura è possibile assumere anche per una giornata ci sono tutti gli strumenti per assumere i lavoratori seguendo le regole e venendo anche incontro alle imprese in termini di flessibilità.

Qualsiasi altra ipotesi di utilizzo dei voucher in agricoltura – concludono Cgil e Flai – è un modo per aggirare e di fatto cancellare i contratti, e condannare i lavoratori agricoli ad essere lavoratori di serie B”.
Nel lavoro dei campi la stagionalità copre più del 90% e si tratta di una modalità che oggi prevede la chiamata giornaliera dell’operaio a tempo determinato anche per un solo giorno l’anno, anche per le sole ore necessarie a svolgere l’attività richiesta.
Il costo per le imprese è comparabile a quello dei voucher ma per i lavoratori la differenza è enorme poiché i voucher non consentono nessun diritto contrattuale, nessuno su malattia, disoccupazione, assegni familiari e copertura previdenziale.
Per altro in agricoltura i voucher già ci sono e possono essere utilizzati per pensionati, studenti e disoccupati per un tetto massimo di 5 mila euro annui.
L’introduzione dei voucher così come propone il Ministro Centinaio porterebbe al dilagare dei voucher, cancellando le prerogative del lavoro agricolo e dei suoi diritti.
Invece di abbassare i diritti, il governo pensi a garantire il lavoro buono, a partire dal rafforzamento e sostegno della legge 199/2016 contro lo sfruttamento sul lavoro e il caporalato.

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