11 MAGGIO: IN PIAZZA I LAVORATORI DELL’AGRICOLTURA E DELL’INDUSTRIA ALIMENTARE

Sabato 11 maggio i lavoratori del settore agroalimentare scenderanno in piazza a Roma per una manifestazione in piazza Bocca della Verità con cui Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil chiedono di affrontare questioni importanti che vanno dalla lotta al caporalato, agli ammortizzatori sociali, ai rinnovi contrattuali.
Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil, nello spiegare a Rassegna Sindacale i motivi della giornata di lotta, parte dal nodo delle pensioni. “Per i lavoratori agricoli – dice – quota 100 non risolve il problema perché a causa del lavoro spesso discontinuo, non è affatto facile maturare i contributi. Sul piano, invece, degli ammortizzatori sociali chiediamo una modifica legislativa che consenta ai lavoratori dell’industria alimentare inquadrati dalla legge 240/84 di usufruire della Naspi che oggi è loro negata”.

Poi c’è la partita dei contratti. “L’ultimo rinnovo in agricoltura – osserva Mininni – risale al 2010. C’è un tavolo convocato al ministero dell’Agricoltura, ma a quanto pare servirà soltanto per verificare la possibilità di riprendere il dialogo. Tra l’altro, senza quel contratto, anche gli integrativi regionali vanno a rilento a causa dell’indisponibilità delle Regioni.
Per l’industria alimentare e la cooperazione siamo alla vigilia dell’apertura delle trattative. Si tratta del secondo comparto manifatturiero – dopo i metalmeccanici – sia per numero di addetti sia per valore economico della produzione. Noi restiamo in linea con la nostra tradizione che punta a valorizzare le eccellenze italiane, ma ci prepariamo a un rinnovo che non sarà facile da conquistare. In più, in questa mobilitazione vogliamo ricordare quanto sia fondamentale la tutela dei marchi storici. Prendiamo il caso Pernigotti: è il classico esempio di shopping da parte di una multinazionale straniera che poi vuole chiudere i nostri stabilimenti. Su questo la politica deve fare di più, serve una legge vera a tutela dei marchi storici, non la passerella che ha fatto Di Maio in quello stabilimento”.

Poi c’è la storica battaglia contro il caporalato. “Noi continuiamo a chiedere – dice Mininni – la completa applicazione della legge 199 del 2016 contro lo sfruttamento e il caporalato. Anche se vanno ancora intensificati i controlli, devo dire che la parte ‘penale’ sta funzionando, come dimostrano le centinaia di arresti in questi mesi. Ciò che non è mai partito, invece, è il discorso sulla prevenzione. Riguarda tre punti cruciali previsti dalla legge: accoglienza dei migranti, trasporto, incontro tra domanda e offerta; tutte questioni che potrebbero far emergere una grande fetta di economia illegale. Chiediamo al governo di passare dalle parole ai fatti. Ben vengano i tavoli aperti – ce ne sono sei tematici e uno nazionale – ma ormai i tempi sono maturi per vedere risultati concreti. Occorre istituire le sezioni territoriali per il lavoro agricolo di qualità che secondo la legge 199 dovrebbero essere presenti in tutti i territori”. Altre importanti questioni riguardano la pesca (“rimasto l’unico settore in cui non ha ancora trovato applicazione il Testo unico, perché i decreti attuativi non sono mai stati fatti”) e la macellazione delle carni (“dove regnano caporalato e sfruttamento nelle cooperative spurie e false”).